Brogli in Venezuela: Micciché in manette

Pubblicato il 24 luglio 2012 da redazione

CARACAS – In manette il faccendiere calabrese Aldo Miccichè, 76 anni, arrestato lunedì a Caracas dalla polizia venezuelana. L’ex dirigente della Dc, al centro dell’inchiesta sul presunto rogo delle schede elettorali degli italiani in Venezuela durante le elezioni politiche del 2008, è stato raggiunto da un mandato di cattura internazionale per associazione mafiosa spiccato dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria nell’ambito dell’inchiesta “Cento anni di storia”. Da anni latitante in Venezuela, dove si era rifugiato per sfuggire ad una condanna definitiva per bancarotta fraudolenta e millantato credito, Miccichè nei giorni scorsi è stato condannato in appello a 11 anni di carcere.
– L’arresto di Aldo Miccichè è un risultato molto importante, ora il Governo si attivi perché non ci siano ulteriori ritardi ed il Venezuela dia subito seguito all’estradizione – afferma Laura Garavini, capogruppo Pd nella commissione Antimafia -. Miccichè è un uomo di congiunzione tra la ‘ndrangheta, esponenti politici ed economia. È l’anello di una catena di collusioni che ha cercato di inquinare le elezioni dei parlamentari eletti in America Latina; sfruttato le sue conoscenze per cercare, tramite Marcello Dell’Utri, di far attenuare il 41 bis al boss Piromalli; indirizzato a proprio favore importanti commesse internazionali che coinvolgevano anche il governo italiano. Quando arriverà in Italia – conclude Garavini – ci auguriamo che decida di collaborare con la magistratura per l’accertamento della verità su tutti questi fatti.

Stando all’impianto accusatorio, che vanta numerose intercettazioni telefoniche, Micchichè sarebbe stato in contatto con le cosche dell’ndrangheta della Piana di Gioia Tauro, in particolare con la cosca Piromalli. A questa, nel 2008 affida il compito di sostenere la lista Berlusconi per conto del senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, suo amico e socio in affari (si parla di petrolio ma anche di 500 mila dosi di vaccino antinfluenzale da esportare in Sudamerica “come Onlus, organizzazione umanitaria, così paga tutto lo Stato italiano”, come precisa il faccendiere in una telefonata a Dell’Utri. “I medicinali – dice al senatore – saranno il nostro posto al sole”). Come prova della disponibilità della cosca, Micciché invia da Dell’Utri a Milano il reggente del casato, Antonio Piromalli, e suo cugino Gioacchino, avvocato radiato dall’ordine dopo una condanna per mafia. “Due bravi picciotti” li definisce il parlamentare berlusconiano in un secondo colloquio telefonico, in cui ringrazia il faccendiere calabrese per aver organizato l’incontro.

Ma ci sono anche i voti degli italiani all’estero.

Secondo l’accusa, dal Venezuela Micciché si doveva occupare personalmente di procurare, anche mobilitando i dipendenti dei consolati, circa 50 mila voti truccando le schede bianche degli elettori italiani all’estero. La contropartita sarebbe stata un versamento di 200mila euro, le pretese dei Piromalli circa i benefici sull’applicazione del 41 bis ai boss detenuti e la revisione di alcuni processi. “Ciao Marcello, sono Aldo, Aldo Miccichè. Posso darti una mano qui in Sudamerica?” si ascolta in una delle telefonate intercettate.

Al telefono con Dell’Utri, Micciché è fiducioso: “Basterà pagare qualche addetto ai lavori – dice rivolgendosi al senatore -. I responsabili delle votazioni si tapperanno entrambi gli occhi quando qualcuno dei nostri si preoccuperà di recuperare tutte le schede bianche e barrare la casella col simbolo Pdl”.

Ma le cose non sembrano andare bene come previsto. E allora Micciché – che ha in mano le sorti del partito di Berlusconi in Venezuela – di fronte al vantaggio della candidata del Pd Mariza Bafile, ha un’idea: bruciare le schede elettorali degli italiani residenti nel Paese. Migliaia di schede con il voto regolarmente espresso. “Stiamo perdendo, le ho bruciate tutte” è il contenuto della telefonata tra il faccendiere e il suo interlocutore italiano, Filippo Fani, dirigente del Pdl e stretto collaboratore di Barbara Contini, all’epoca capolista Pdl a Napoli. E l’operazione sembra essere andata bene: nel 2008 in Venezuela il Pdl raggiunge quota 72,69% al Senato e 65,92% alla Camera, un bel salto rispetto al 27,8% di Forza Italia nel 2006.

Alle 3 di notte, Miccichè chiama Barbara Contini per avvisarla della sua decisione e “per avere il suo ok, ma non mi ha potuto rispondere, povera disgraziata stava dormendo alle 3 di notte”. Poi telefona a Fani.

– Ti dico delle cose molto riservate. Mi sono trovato questa notte a dover, non avevo vie d’uscita, perché non me li potevano consegnare… di distruggerle, chiaro o no? A Barbara questa notizia devi dargliela in via segretissima, che viene dai servizi di sicurezza. Se si sapesse questa cosa… sai come arrivano le… (le schede, ndr) avevano il cartone completo dai, parliamoci chiaro… Io mi sono permesso di…

Le schede, insomma, si votavano a pacchi interi, oppure si bruciavano.

– Ed allora sai cosa ho fatto? Ho messo il tappo della benzina… così si è risolto il problema. Ho le ceneri, se volete le ceneri ve le posso mandare.

Fani è comprensivo:
– Hai fatto benissimo, che stiamo scherzando? È più che giusta questa cosa – commenta.
Aldo Miccichè spiega poi al dirigente del Pdl perché la vittoria elettorale era a rischio.
– Questi stronzi (i candidati del Pd, ndr) si sono organizzati non dico meglio di noi ma quasi. Io questa notte sono riuscito a fare questo. Per chiamare io alle 3 e mezzo Barbara Contini, ti rendi conto come ero combinato? Dall’altro canto non è che quelli me li potevano consegnare per farle votare io… perché se no avevo risolto il problema questa notte.

Vista la comprensione di fani, Micciché si rilassa:
– Che cazzo me ne fotte. Non ho commesso alcun reato e se hanno filmato pazienza.
Secondo quanto scrive Il fatto quotidiano, Miccichè è rimasto coinvolto in numerose inchieste: da quella sulla vendita di centinaia di case prefabbricate destinate ai terremotati dell’Irpinia a quella per un finanziamento di 800 milioni di lire ottenuto da una banca svizzera con una documentazione falsa. Sarebbe stato, inoltre, in contatto anche con la banda della Magliana. È intervenuto, infatti, in favore di un detenuto del gruppo criminale romano in cambio di 25 milioni di lire. Rapporti, questi, emersi nell’ambito del processo per l’omicidio di Mino Pecorelli durante il quale un pentito, Maurizio Abbatino, aveva riferito circa il tentativo di aggiustare la posizione processuale di uno degli imputati.

Il quotidiano ruba anche un commento in Procura:
– Aspettiamo che Miccichè rientri in Italia – afferma un funzionario -. Fino a quel momento non dimentichiamo che è sempre un personaggio camaleontico.

M.V.

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