Brogli in Venezuela, Miccichè ai domiciliari

Pubblicato il 25 luglio 2012 da redazione

CARACAS – Il faccendiere calabrese Aldo Miccichè, 76 anni, raggiunto in Venezuela da un mandato di cattura internazionale per partecipazione ad associazione per delinquere di stampo mafioso, sarebbe agli arresti domiciliari. Lo apprende la ‘Voce d’Italia’ da una fonte attendibile. Imprenditore ed ex dirigente Dc, uomo di fiducia del senatore berlusconiano Marcello Dell’Utri e amico dei grandi boss della ‘ndrangheta dei Piromalli della Piana di Gioia Tauro, Miccichè è anche al centro dell’inchiesta sul rogo delle schede elettorali degli italiani in Venezuela, appiccato per favorire il Pdl durante le elezioni politiche del 2008. Migliaia di schede bruciate e sostituite.

Aldo Miccichè sarebbe stato arrestato dall’Interpol di Caracas nella sua abitazione in Calle San José, zona La California del municipio Sucre, nella zona est della capitale venezuelana. Le manette sarebbero scattate non lunedì 23, come reso noto in un primo momento, ma lo scorso giovedì 19. Miccichè, presuntamente dal 1991 in Venezuela, dove si era rifugiato per sfuggire ad una condanna per bancarotta fraudolenta e millantato credito, aveva aquisito nel tempo la doppia cittadinanza.

Gli agenti dell’Interpol, che fanno capo alla Polizia scientifica Cicpc, hanno arrestato l’imprenditore facendo seguito a un’ordinanza di custodia cautelare richiesta dalla Dda di Reggio Calabria nell’ambito dell’inchiesta “Cent’anni di storia”. Ora si attende l’estradizione in Italia, dove Miccichè dovrà scontare 11 anni di carcere ed affrontare – prima con il gip e poi con il pm della Dda reggina Roberto Di Palma, che coordina le indagini insieme al procuratore aggiunto Michele Prestipino – numerose questioni riguardanti i loschi intrecci tra economia, politica e mafia, da lui gestiti in prima persona.

Sono numerose le telefonate intercettate dagli inquirenti che inchiodano il faccendiere calabrese, rappresentante dei Piromalli in Sudamerica e negli Stati Uniti.

– E che cazzo, venti anni così, perché non mi arrestate – si ascolta in una telefonata da Caracas a Massimo De Caro, uomo dei Piromalli che con il senatore Marcello Dell’Utri stava facendo affari comprando petrolio venezuelano per conto di una società legata alla russa Gasprom -. Sono qua in Venezuela… è tanto facile. Avete il mandato di cattura? Qua sono! Pigliatemi. E invece non l’hanno fatto. Loro sanno che se mi decido e dico tutto posso fare un best seller.

Tante anche le registrazioni effettuate tra il 2007 e il 2008, relative ai brogli elettorali in Venezuela, secondo le quali Micciché si doveva occupare personalmente di procurare al centrodestra, anche mobilitando i funzionari dei consolati, circa 50 mila voti truccando le schede bianche degli elettori italiani all’estero. La contropartita sarebbe stata un versamento di 200mila euro, le pretese dei Piromalli circa i benefici sull’applicazione del 41 bis ai boss detenuti e la revisione di alcuni processi.

Si ascolta in una telefonata a Dell’Utri dell’8 marzo 2008:
– Tesoro, bello d’Aldo tuo. Provvederò che presso ogni consolato ci sia la nostra presenza segreta per i cosiddetti voti di ritorno, che nel 2006 hanno rappresentato più del 30 per cento.

Le cose, però, non andarono come previsto e il faccendiere fu ‘costretto’ a distruggere le schede elettorali votate in un grande falò. Al telefono con Filippo Fani (oggi senatore Pdl), che si occupava della circoscrizione estero per il centrodestra insieme a Barbara Contini, poi eletta senatrice, Miccichè parla chiaro:

– Ho dovuto distruggere le schede. E’ chiaro o no? Però distruggere ‘ste cose era una specie di reato; insomma, più di un reato… è chiaro o no? E quindi volevo avere l’ok di Barbara, chiaro? Ma quella disgraziata stava dormendo alle tre di notte. Quindi ho bruciato tutto.

Si parla anche di soldi. Miccichè dice di aver parlato “con i calabresi, che mi son costati… A proposito, se non mi mandate quei soldi sono veramente fottuto io eh… Sono veramente fottuto coi calabresi – continua Miccichè – coi siciliani, con i campani… Hanno inviato 26mila lettere in Campania! (Barbara Contini era candidata in Campania, ndr).
Scriveva al tempo Mariza Bafile, candidata del Pd:

– Secondo me – ipotizza – prima avevano manomesso i plichi, poi a un certo punto evidentemente non hanno più avuto la possibilità di farlo e quindi hanno dovuto per forza “eliminarle”, in questo caso bruciandole. Questo significa – sottolinea – che non solo loro non avevano quei 20mila voti, ma che i 20mila voti ce li avevo io!.

Il Pdl in Venezuela guadagna nel 2008 il 72,69% al Senato e il 65,92 alla Camera, a fronte del 27,8% di Forza Italia del 2006.

Durante una conversazione, Miccichè fa riferimento al membro del Cgie, Nello Collevecchio, e ad un tale Ugo, facilmente riconducibile al signor Di Martino, anche lui membro del Cgie, presentati alla collettività italiana in Venezuela come candidati Pdl proprio dalla Contini.

Monica Vistali

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