Formigoni indagato “Tutto qua? Non lascio”

MILANO – E’ ufficiale. Con la notifica di un’informazione di garanzia e con il contestuale invito a comparire per sabato prossimo, la Procura di Milano ha calato le carte: Roberto Formigoni è indagato per concorso in corruzione aggravata nell’inchiesta sulla Maugeri. Sarebbe stato corrotto, questa l’ipotesi, con benefit per un valore di circa 8,5 milioni di euro dall’amico, ora in carcere, Pierangelo Daccò in cambio di una quindicina di delibere di Giunta sulle cosiddette ‘’funzioni non tariffabili’’ che, nel giro di 10 anni, avrebbero incrementato i rimborsi per le prestazioni sanitarie erogate dalla Fondazione.

L’iscrizione nel registro degli indagati del ‘Celeste’ risale allo scorso 14 giugno, ma solo con l’invio dell’atto è stata dissecretata e l’accusa è diventata pubblica, con buona pace del Governatore che ha sempre bollato come falsa la notizia di un suo coinvolgimento nelle indagini, in quanto non aveva ricevuto alcun avviso di garanzia. Attorno all’ora di pranzo, e non a sorpresa, quelle due paginette o poco più, nelle quali sono riassunti per sommi capi i fatti addebitati, sono state recapitate, in ufficio, al suo difensore. Formigoni – si è saputo – rimane anche iscritto per finanziamento illecito ai partiti, ma gli inquirenti al momento hanno deciso di contestargli in concorso, tra gli altri, con Daccò, l’ex assessore Antonio Simone, il patron della Fondazione Umberto Maugeri e l’ex direttore amministrativo Costantino Passerino, solo la corruzione con l’aggravante della transnazionalità. Aggravante che sta a significare che i soldi spesi – il prezzo della presunta corruzione – per il ‘’vasto ‘portafoglio di benefit’’’ che negli anni gli sarebbero stati elargiti in qualità di presidente della Lombardia, sono transitati su conti esteri, in particolare svizzeri.

A fare da canovaccio alle accuse mosse al Governatore c’è l’informativa stesa dalla polizia giudiziaria, che lavora accanto al procuratore aggiunto Francesco Greco e ai pm Laura Pedio, Antonio Pastore e Gaetano Ruta. E, poi, l’analisi dei provvedimenti della Giunta e della ‘’direzione generale’’ dell’ assessorato alla Sanità nell’era Formigoni, i quali in totale hanno portato nelle casse della Fondazione circa 200 milioni (da verificare quanti assegnati indebitamente), a partire dal 2000.

Stando al capo di imputazione, il presidente avrebbe ‘’partecipato all’adozione di provvedimenti amministrativi diretti a trasferire ingenti risorse pubbliche, ulteriori rispetto ai rimborsi dei drg, e comunque, a procurare alla Maugeri indebiti vantaggi’’.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, gli ex vertici dell’ente pavese assieme a Dacco’ – il faccendiere che aveva il compito di ‘sbloccare’ le delibere in Regione in virtù del suo rapporto di amicizia con Formigoni – e all’ex assessore regionale Dc Simone, legato da un’amicizia trentennale al Governatore, avrebbero drenato, attraverso una serie di consulenze fittizie, circa 70 milioni di euro, dirottandoli su un reticolo di società e conti esteri. Una parte di quei fondi neri, circa 8,5 milioni, per l’accusa, sarebbe stata utilizzata ‘’per l’acquisto, mantenimento e trasferimento di beni di lusso’’ in favore del ‘numero uno’ della Lombardia. Nell’invito a comparire, per ‘’fatti commessi in Milano e all’estero dal 2001 al mese di novembre del 2011’’, gli inquirenti hanno infatti messo nero su bianco tutte le ‘’utilità’’- specificando i costi – di cui avrebbe usufruito Formigoni: circa 3,7 milioni di euro spesi ‘’dal 2007 al 2011’’ per ‘’imbarcazioni di lusso’’, ovvero i due yacht messi a disposizione da Daccò; oltre 800 mila euro, tra ‘’biglietti aerei’’ e soggiorni, per le vacanze ai Caraibi, tra il 2006 e il 2011; 70 mila euro spesi da Daccò ‘’nell’interesse’’ del Governatore in relazione ai Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione. E poi ancora cene, eventi e incontri in locali ‘a cinque stelle’ per alcune centinaia di migliaia di euro e in più 4 milioni di euro di ‘’sconto’’ sull’acquisto di una villa in Sardegna, del valore stimato di 7 milioni, comprata da Alberto Perego – che vive assieme a Formigoni e altri Memores Domini – per 3 milioni.

Come ‘contropartita’, ipotizzano i pm, il presidente lombardo avrebbe fatto approvare dalla sua Giunta una serie di delibere – una quindicina quelle nel mirino ed elencate nel capo di imputazione – che hanno concesso alla Maugeri rimborsi per funzioni non tariffabili, come le attività di ‘’riabilitazione altamente qualificata’’ e ritenute di eccellenza. Ora Formigoni, a meno che non decida di avvalersi della facoltà di non rispondere, dovrà presentarsi davanti ai magistrati per difendersi. L’appuntamento è per sabato prossimo, ma come lui stesso ha annunciato è probabile la richiesta di un rinvio. Istanza che verrà quasi certamente accolta.