Monti: “Lascio una volta concluso il mio lavoro”

Pubblicato il 26 luglio 2012 da redazione

ROMA – Sollevato dalle parole di Mario Draghi, che hanno fatto schizzare le Borse e sprofondare lo spread, e determinato a proseguire nell’azione del governo. Mario Monti, nel giorno in cui la Bce scende con forza in campo a difesa della stabilità dell’euro, rassicura gli italiani sul fatto che non intende chiedere altri sacrifici. E dopo aver incontrato Pier Ferdinando Casini invita i partiti a trovare un’intesa per una nuova legge elettorale.

Il presidente del Consiglio, ovviamente, plaude alla parole dell’’euro-governatore’. E’ lecito supporre – anche se ovviamente a palazzo Chigi nessuno lo conferma – che fosse stato informato dell’imminente annuncio. Ad ogni modo, la soddisfazione del Professore è doppia, perchè oltre a ridare ossigeno all’Italia, il crollo dello spread conferma quanto va ripetendo da giorni: e cioè che la causa non è in Italia, ma nel contagio europeo. Inoltre, è perfettamente consapevole che al di là dei benefici immediati dietro le parole di Draghi si nasconde una verità ben più importante: la Germania, volente o nolente, ha ceduto. Sono giorni infatti che nel board dell’Istituto di Francoforte si discute fra chi, governatore in testa, preme per un intervento forte dell’Istituto e chi (Berlino) frena.

Le parole di Draghi dimostrano che è passata la linea del governatore. Segno che la Germania si è convinta oppure che si è consumata una clamorosa rottura a Francoforte. Ad ogni modo quel che conta è il risultato. E forse si spiega così la cautela italiana e francese nei confronti della Germania di queste ultime settimane. Monti sapeva che nell’Eurotower era in corso la delicata trattativa e alzare i toni non avrebbe aiutato Draghi. Per questo ha evitato polemiche con Berlino, dissociandosi l’altro giorno dalla dichiarazione di Madrid che avrebbe dato la sensazione di un asse del sud contro i paesi rigoristi del Nord.

Certo la partita non è finita qui. Le parole di Draghi, spiega un ministro, possono far scendere la febbre dello spread, ma per estirpare il contagio servono soluzioni durature. E questa significa un meccanismo permanente contro la speculazione. Quello scudo anti-spread di fatto rimasto sulla carta, visto che le condizioni per accedere al Fondo (l’attuale Efsf e il futuro Esm) sono ancora da chiarire e le risorse – come ammesso dallo stesso Monti – dovrebbero aumentare. Ma riaprire il negoziato europeo prima del pronunciamento della Corte tedesca sull’Esm in settembre, conferma un ministro, sarebbe inutile.

Prima di allora, dunque, il professore giocherà di fioretto, con un’azione di lobbyng sui paesi nordici (Finlandia e Olanda). Anche sul fronte interno le cose, almeno dall’osservatorio di palazzo Chigi, sembrano chiarirsi. Monti ha incontrato Casini gli ha anticipato quello che poi ha detto in un’intervista a Tgcom24, a proposito delle tredicesime: gli italiani hanno fatto abbastanza sacrifici. Niente manovra dunque. Il professore, però, è intenzionato a proseguire la sua azione riformatrice.

– Il governo vuole essere sicuro di lasciare, quando sarà completato il suo compito, un’Italia meno in emergenza e con i muscoli meglio allenati alla crescita – ha detto Monti, dicendo che non gli dispiacerebbe essere ricordato come un buon allenatore dell’Italia.

– Abbiamo tante cose da fare ancora da qui al 2013 – spiegano a palazzo Chigi. Il ‘’pacchetto’’ illustrato a Casini prevede diversi dossier: dai tagli ai sussidi alle imprese proposti da Francesco Giavazzi (che dovrebbero arrivare in agosto) e a quelli della politica e dei sindacati suggeriti da Giuliano Amato (non prima di settembre); ma anche la razionalizzazione delle agevolazioni fiscali per evitare l’aumento dell’Iva a tutte quelle misure per rendere più competitiva l’Italia, come le dismissioni per ridurre il fardello del debito e la terza gamba della spending review per eliminare le ‘’incrostazioni’’ nella macchina statale. Anche i partiti, sottolinea però Monti, possono fare la loro parte per rassicurare sia i cittadini che i mercati: a cominciare da una buona riforma elettorale, ma anche garantendo il sostegno finora accordato al governo anche nella delicata fase elettorale.

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