Alt di Napolitano: “Sul voto decido io”

ROMA – I partiti tergiversano e si lanciano ultimatum, ma alla fine il “Porcellum’’ è ancora lì, senza che ci sia neanche l’ombra di una bozza di riforma che provi a scalfirlo. Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si vede costretto, passate tutte le scadenze possibili – le “tre settimane’’ di ‘ABC’ e i ‘14 giorni’ imposti al Comitato ristretto – a rinnovare il suo appello alle forze politiche. Sulla data del voto, avverte a muso duro, serve cautela e comunque, scandisce, decido io. Ma è sulla legge elettorale che insiste: si deve fare presto. E bisogna farlo – questa volta – con la più ampia convergenza parlamentare. Cioè non a colpi di maggioranza.

– Nei giorni scorsi – osserva il Capo dello Stato – anzichè chiarirsi e avvicinarsi, le posizioni dei partiti da tempo impegnati in consultazioni riservate, sono apparse diventare più sfuggenti e polemiche. Debbo dunque rinnovare il mio forte appello a un responsabile sforzo di rapida conclusiva convergenza in sede parlamentare. Ciò – aggiunge – corrisponderebbe con tutta evidenza al rafforzamento della credibilità del Paese sul piano internazionale in una fase di persistenti gravi difficoltà e prove.

E, non da ultimo, alla vigilia di una nuova delicata missione nell’eurozona di Monti. Il Pdl, che sta mettendo a punto la proposta da presentare nella riunione del Comitato ristretto della commissione Affari Costituzionali del Senato, esprime apprezzamento per le parole di Napolitano spiegando, come fa il capogruppo Maurizio Gasparri, che il suo appello va ‘’nel solco’’ dell’iniziativa pidiellina.

– Risponderemo in modo concreto al rinnovato appello – osserva Gasparri – affinchè si sciolgano al più presto i nodi della riforma elettorale.

E la proposta del Pdl, spiegano al Senato, non vuol essere uno ‘’strappo’’, né una ‘’forzatura’’, ma solo il tentativo di mettere sul tavolo del confronto un testo scritto ‘’che raccolga alcuni punti sui quali si è arrivati ad un’intesa’’ con le altre forze politiche.

Aggiungendoci le questioni ‘care’ al Pdl, che però ‘’non vogliono essere in alcun modo dei ‘paletti’, ma degli spunti di riflessione’’. Insomma i toni, dopo l’ultimatum lanciato dalle colonne de ‘L’Unità da Rosy Bindi (‘’siamo pronti ad andare a votare anche con questa legge elettorale che detestiamo’’), sembrano abbassarsi notevolmente. Soprattutto dopo i vari contatti e le riunioni che si sono susseguite in queste ore, come quella tra Lorenzo Cesa (Udc) e Quagliariello.
I capigruppo di Pd e Pdl, Anna Finocchiaro e Maurizio Gasparri, dichiarano, quasi in contemporanea, di voler lavorare ad un testo che sia il più possibile condiviso creando un’altra atmosfera rispetto a ieri.

– Il Pd si augura che questa sia una settimana proficua e decisiva – dichiara Finocchiaro – non servono prove di forza, ultimatum e nemmeno fretta. Vogliamo cambiare il ‘Porcellum’, ma lo vogliamo fare con il consenso della maggioranza più ampia possibile.

E “vogliamo cambiare la legge elettorale presto” è anche il ‘leit-motiv’ scelto da Gasparri che apre le porte al ‘’confronto senza diktat’’ da fare e da subire. Il contenuto della proposta è noto: metodo proporzionale; soglia di sbarramento al 5% a livello nazionale (o all’8 in almeno tre circoscrizioni); 1/3 listino bloccato, 2/3 preferenze (o piccoli collegi); premio di governabilità. Il Pdl lo vuole per il partito, il Pd per la coalizione. Ma alla fine anche ai Democratici, il premio al partito non sembra suonare poi così male… I pidiellini, però, non sciolgono la riserva su un punto non secondario: la proposta verrà illustrata da Quagliariello come rappresentante del Pdl o da Lucio Malan che è il relatore come ‘testo base’?
– Se così fosse – commenta l’altro relatore del Pd Enzo Bianco – sarebbe un segnale gravissimo che aprirebbe un solco ancora più profondo tra i partiti. E anche io mi vedrei costretto a presentarne uno alternativo.

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