Consiglio Eurotower: Draghi, il sentiero si fa stretto

ROMA  – Il pressing diplomatico e il lavoro dietro le quinte per rafforzare l’arsenale della Bce contro la crisi viaggiano a pieno ritmo. Ma per il presidente Mario Draghi il sentiero si fa stretto: a due giorni dalla riunione da cui molti si aspettano un ‘bazooka’ anti-spread, la Germania fissa alcuni paletti che potrebbero ritardare, o indebolire, la risposta dell’Eurotower.

Nell’incertezza le borse europee sono tornate a soffrire, appesantite dalle trimestrali deludenti, e i titoli di Stato dei Paesi ad alto spread sono di nuovo sotto pressione: lo spread Btp-bund è tornato sopra 480 da 450 dei giorni scorsi, la Spagna ha chiuso a 546, su livelli di guardia. C’è massima cautela, anche nell’attesa del meeting della Fed (questa sera l’annuncio) che, secondo gli economisti, aspetterà settembre prima di fare un nuovo round di acquisti di debito Usa. Draghi riceverà gli altri consiglieri questa sera a cena prima del consiglio di giovedì, con un ordine del giorno nutrito e controverso.

Dopo che la scorsa settimana ha promesso ”tutto il necessario per difendere l’euro” gli è arrivato il sostegno di Berlino e Parigi, ieri rafforzato in maniera più esplicita dal premier italiano Mario Monti e dal presidente francese Francois Hollande. La visita del segretario al Tesoro Usa Tim Geithner gli ha confermato un’ulteriore sponda politica nella Casa Bianca, in pressing da mesi.

Perchè la Bce possa varare misure in grado di cambiare davvero il corso degli eventi, debbono tuttavia incastrarsi numerose caselle. E non è affatto scontato che succeda, perlomeno subito. Le parole di Draghi – che a Londra parlava a braccio – avrebbero colto di sorpresa numerosi consiglieri Bce. A partire da Jens Weidmann, il presidente della Bundesbank e consigliere Bce che Draghi cercherà di convincere in un incontro a due prima del board. Ieri la ‘Buba’ è tornata a chiedere che siano gli Stati a risolvere i loro problemi di bilancio, o in alternativa – il messaggio è per Madrid – ricorrano al salvataggio del fondo europeo Efsf. E il ministero delle Finanze tedesco ha stoppato l’ipotesi – rilanciata stamani dal Suddeutsche Zeitung – di concedere una licenza bancaria al futuro fondo di salvataggio Esm, dandogli così la liquidità illimitata della Bce: va contro i trattati, ha detto un portavoce da Berlino.

La Bce potrebbe tornare ad acquistare bond dei Paesi in difficolta’, magari in tandem con il fondo Efsf. Ma lo status della Bce come creditore privilegiato, finora mantenuto, rischia di allontanare gli investitori, e per Spagna e Italia occorrerebbero acquisti molto più massicci rispetto ai 212 miliardi spesi dalla Bce fra maggio 2010 e marzo 2012. Forse non a caso, a dicembre Draghi ha preferito un diverso intervento, gli oltre 1.000 miliardi di prestiti triennali alle banche, la cui efficacia sugli spread è però presto svanita. Secondo la Reuters, sul tavolo ci sarebbero anche ipotesi più radicali: l’accettazione di perdite sui titoli greci in pancia alla Bce e l’acquisto di grossi quantitativi di bond governativi dell’Eurozona attraverso moneta di nuova creazione, sul modello della Fed americana o della Bank of England. Con l’opzione, scrive l’agenzia, di affidare il compito (e i rischi) alle banche centrali nazionali. Misure che però rischiano di scontrarsi con il ‘nein’ di Germania, Finlandia, Olanda, Lussemburgo. I tempi potrebbero così allungarsi per vedere il ‘bazooka’ della Bce, in attesa magari del via libera della giustizia tedesca al fondo Esm e dell’auspicata richiesta di salvataggio della Spagna: potrebbero volerci – secondo una fonte citata dalla Reuters – almeno cinque settimane ancora.

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