Spagna, le autonomie in rivolta

MADRID – In attesa della riunione odierna del Consiglio della Bce, a Madrid tiene banco la rivolta delle autonomie non governate dal Partito Popolare al potere in Spagna, contro il tetto di deficit imposto dallo Stato centrale. Mentre il premier Mariano Rajoy si prepara a ricevere alla Moncloa Mario Monti, le notizie filtrate nelle ultime ore sembrano raffreddare, secondo la stampa spagnola, le aspettative di una soluzione rapida per placare l’assedio dei mercati. Si è tornato a parlare della richiesta di nuovi tagli alla sanità e all’istruzione, che – secondo fonti governative citate da Bloomberg – il ministro dell’economia Wolfgang Schauble, avrebbe fatto al collega spagnolo, Luis de Guindos, durante l’incontro della scorsa settimana a Berlino, come contropartita di un via libera di Berlino alla Bce per l’acquisto del debito sovrano. Nuovi tagli – dopo la ‘stangata’ da 65 miliardi di euro – sono stati smentiti dell’esecutivo, anche perchè significherebbero una cosa soltanto: nuovi impegni, dopo quello sottoscritto per il salvataggio bancario, con una pesante riduzione dell’autonomia di bilancio, che il governo di Rajoy dovrebbe firmare in cambio di una richiesta di aiuti ai fondi europei. Secondo alcuni osservatori in tal caso Rajoy non avrebbe nessuna scelta, e non potrebbe che dimettersi per dare spazio ad un governo di tecnici. Secondo diversi analisti spagnoli il premier italiano giunge a Madrid in veste di mediatore Ue, per convincere un recalcitrante Rajoy a firmare la richiesta di salvataggio, prima che sia troppo tardi. Entro la fine dell’anno, il Tesoro spagnolo deve trovare sui mercati circa 100 miliardi per finanziare debiti in scadenza e deficit. Già oggi si affronterà una prova decisiva con l’asta da 3 miliardi di bond e obbligazioni. Gli ultimi segnali non sono buoni. Niente foto di familia al termine della riunione tra il ministro delle finanze, Cristobal Montoro, e i responsabili delle 17 comunità autonome, riuniti nel Consiglio di politica fiscale e finanziaria, che avrebbe dovuto rassicurare i mercati e Bruxelles sulla capacità dell’esecutivo centrale di imporre il rispetto dei tetti di deficit e indebitamento. Anzi, c’è stata una vera e propria rivolta, capeggiata dalla Catalogna, già in bancarotta e costretta a sospendere i pagamenti a luglio di ospedali, scuole e servizi sociali convenzionati, che si è rifiutata, in aperta polemica, di partecipare alla riunione. Poi è toccato all’Andalusia, che ha annunciato un ricorso alla Corte costituzionale contro il “trattamento discriminatorio”, che obbliga l’Autonomia a tagliare prestazioni in sanità e istruzione. Infine, ci sono stati i i voti contrari delle Asturie e delle Canarie sull’obiettivo del deficit all’1,5% (2012) e allo 0,7% (2013) del Pil, e del debito rispettivamente al 15,1% e al 16% di quello nazionale, imposti dal governo alle regioni. In cambio della proroga di un anno per risanare i conti pubblici, Bruxelles aveva preteso da Madrid la presentazione a luglio di un programma finanziario per il 2013-2015 che, alla scadenza di ieri, l’esecutivo di Rajoy non aveva ancora presentato. A causa del conflitto aperto con le regioni “non c’è spazio per le rivolte”, ha tuonato oggi la segretaria di Stato al bilancio, Marta Fernandez Curra, ricordando gli impegni assunti con Bruxelles. Ieri, era stato Montoro a ricordare che l’obbligo di rispettare il livello di indebitamento è sancito dalla legge di Stabilità di bilancio.

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