Castel Gandolfo il buen retiro dei Papi

Pubblicato il 02 agosto 2012 da redazione

Il nome
Deriva da un castello fatto erigere dalla famiglia romana Gandolfi nel sec. XII.

La Storia
• XIII sec. a.C., sul sito dell’attuale Castel Gandolfo sorgeva Alba Longa, fondata, secondo la tradizione, dal figlio di Enea, Ascanio. Philipp Winge fu il primo studioso nel XVI sec. a collegare il territorio di Castel Gandolfo con il sito in cui sorgeva la città madre dei Latini. Due necropoli ricche di corredi funerari sono emerse a Montecucco, nel centro cittadino. Alba Longa (il toponimo rimanda al lago Albano) fu distrutta dai Romani nel VII sec. a.C.

• 398 a.C., durante l’assedio di Veio, i Romani, per regolare il livello delle acque del lago Albano, scavano un tunnel nella viva roccia per un km e mezzo: l’emissario, ancora oggi visibile, è una grandissima opera di ingegneria idraulica.

• II-I sec. a.C., in età repubblicana, sulle rovine di Alba Longa sorgono lussuose ville romane di cui restano tracce nelle residenze pontificie, sulla via Appia e sulle rive del lago Albano, dove si possono ancora ammirare il Ninfeo Dorico, i Bagni di Diana, il porticciolo e il faro.

• 1216, i marchesi Gandolfi arricchiscono di un castello l’antico villaggio di Cuccuruttus – così si chiamava il borgo nel medioevo. La proprietà del castello passa poi ai Capizucchi e infine ai Savelli, dai quali l’acquista nel 1604 la Camera Apostolica.

• 1623, Urbano VIII trasforma l’antica residenza dei Savelli in Palazzo Pontificio. Nel 1626 il Papa parte per la sua prima villeggiatura nel nuovo palazzo d Castel Gandolfo. Nel 1659 Gian Lorenzo Bernini ha l’incarico di sistemare la piazza con la fontana e di erigere la chiesa di S. Tommaso. Castel Gandolfo continua ad essere meta preferita di cardinali e prelati della curia romana e luogo di villeggiatura dei Papi fino al 1870. Da quell’anno il palazzo rimane inutilizzato fino al 1929, quando ne viene riconosciuta la proprietà al Vaticano. Lo Stato italiano concede alla Santa Sede anche le ville Barberini e Cybo. E subito dopo il Papa Pio IX dispone che i palazzi, i giardini e i capolavori presenti nelle ville tornino al loro antico splendore.

• 1978, muore a Castel Gandolfo Papa Paolo VI. Ex arce Gandulphi Papa Giovanni Paolo II emana nel 1981 l’enciclica Laborem Exercens. Nel 1994 il borgo di Castel Gandolfo è insignito del titolo di “città” dal Presidente della Repubblica.

Un paradiso in terra, a fior di lago
La visita può iniziare da via Ercolano: qui si estendevano gli Horti Torlonia, oggi occupati da lottizzazioni residenziali e dal Parco archeologico degli Ibernesi, dove sono presenti alcuni resti della villa di Domiziano. Da lì Castel Gandolfo si staglia splendida contro il cielo.

Proseguendo su via Ercolano si raggiunge Villa Torlonia, restaurata nel 1817 dall’architetto Giuseppe Valadier. La facciata principale rivolta verso il parco è formata da un portico delimitato da sei colonne doriche su cui poggia una terrazza. Da queste si alzano sei colonne con capitelli ionici dove poggia un frontone triangolare scolpito da Thorvaldsen.

Poco più avanti dell’ingresso di Villa Torlonia, si trova il complesso di costruzioni appartenute un tempo ai Gesuiti. Nella Villa, acquistata dalla Compagnia di Gesù nel 1667, dimorò Goethe durante il suo secondo viaggio in Italia. Nel 1963 il duca Torlonia la cedette al Vaticano.

In breve si raggiunge Villa Cybo. La lussuosa residenza fu acquistata nel 1717 dal cardinale Cybo e nel 1772 venduta a Livio Odescalchi che la girò al Papa Clemente XIV. Notevole è la fontana detta “delle lavandaie” per le due figure femminili intente a lavare i panni nella vasca.

Un’altra magnifica dimora è Palazzo Del Drago, fatto costruire dal cardinale Alessandro Albani nel 1746. Da lì si raggiunge l’elegante Piazza della Libertà, con il Palazzo Pontificio sul lato nord e la Chiesa di San Tommaso da Villanova sul lato est.

Sopra il portale del palazzo dei Papi, una lapide ricorda:
“Alessandro VII Pontefice Massimo ha ampliato, ricostruito e portato a termine nell’anno della salvezza 1660, la casa di Urbano VIII, piccolo ritiro per l’anima e il corpo, costruito davanti al cielo e alla luce del sole e situata nella salubrità e amenità del luogo”.

Nei piani superiori del palazzo, ricco d’opere d’arte si trovano le sale per le udienze, l’appartamento del Pontefice, le sale di servizio e tre cappelle. Il primitivo disegno della cancellata d’ingresso del giardino del palazzo, delimitato da mura, è opera di Gian Lorenzo Bernini.

Nel 1661 la piazza su cui si affaccia il palazzo Pontificio fu abbellita da un altro capolavoro berniniano: la Fontana. Il disegno, ispirato alla pianta di S. Pietro, è simile a quello della fontana di S. Andrea della Valle a Roma.
Sul lato est di piazza della Libertà si apre la strada che raggiunge il belvedere sul lago Albano. Sempre su questo lato si eleva la superba mole della Chiesa di San Tommaso di Villanova, una fra le più belle opere del Bernini. Presenta una pianta a croce greca con una cupola sottile che poggia su pilastri di stile dorico. Sull’altare maggiore il quadro della Crocifissione è di Pietro da Cortona. La facciata è scandita da lesene, da una spessa cornice e da un frontone triangolare recante al centro lo stemma del Papa Alessandro VII.

Sul quarto lato della piazza inizia il corso della Repubblica che, dopo aver attraversato tutto il borgo medievale – con “le declinanti case sopra l’orlo accidentato del cratere antico” – termina in piazza Cavalletti, da dove si arriva ad un altro belvedere con veduta sul lago Albano e sul Monte Cavo.

Di fronte al belvedere vi è l’ingresso di Villa Barberini, dimora pontificia dalle sobrie linee architettoniche, formata da una parte rivolta verso il lago, articolata su tre piani e realizzata nel secolo XVII, e da una parte rivolta verso la marina, strutturata su quattro piani.

Dal palazzo un viale fiancheggiato di lecci conduce al Giardino della Magnolia, che presenta un disegno all’italiana con bordure e divisioni delle aiuole in bosso.

Dal centro di Castel Gandolfo, via Gramsci conduce alle rive del lago, sulla cui sinistra, nell’ultimo tratto, vi è l’ingresso al Ninfeo Dorico. La costruzione risale all’età repubblicana e probabilmente ha fatto parte della villa di Clodio. Per alcuni studiosi si tratta di uno dei sacrari eretti in onore delle antiche divinità di Albalonga.

Proseguendo, si arriva in via dei Pescatori, che costeggia il lago dal lato di ponente.

Pochi metri più avanti, sulla destra della via, si trova il Ninfeo Bergantino, detto anche Bagni di Diana per un mosaico raffigurante la dea cacciatrice. Il ninfeo occupa lo spazio di una grande caverna scavata in tempi precedenti. Sulle pareti sono state ritrovate tracce di dipinti ma certamente vi erano anche decorazioni marmoree. Durante gli scavi del 1841 sono venuti alla luce frammenti di sculture.

Proseguendo per via dei Pescatori si raggiunge in breve il punto in cui è situato l’emissario del lago Albano: il cunicolo di quasi un km e mezzo è stato aperto e scavato dai Romani in blocchi di tufo e inizia con una monumentale camera.

COME ARRIVARE A ERCOLANO

Provincia di Roma
Come si raggiunge

In auto:
Strada Statale Appia,
Strada Statale 140

In treno:
Linea ferroviaria in partenza
da Roma Termini.

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