Schifani: l’intesa si trovi in Parlamento

ROMA – La legge elettorale è una cosa seria e si fa in Parlamento. Non in “segrete stanze private”, né tanto meno in spiaggia. Il presidente del Senato Renato Schifani cerca di riportare la trattativa per la legge elettorale su binari istituzionali per evitare che anche questo capitolo della politica nazionale si concluda con uno dei tanti ‘patti’ che nell’immaginario giornalistico hanno quasi sempre uno sfondo ‘culinario’. Tipo ‘patto della crostata’ o quello ‘della spigola’.

A far correre questo ‘rischio’ ad una trattativa che tiene partiti, governo e opinione pubblica con il fiato sospeso da mesi è Enzo Bianco, relatore nel comitato ristretto del Senato sulla legge elettorale, che in un’intervista a ‘La Stampa’ invita lo ‘sherpa’ delle riforme per il Pdl, Gaetano Quagliariello, a Salina per parlare di legge elettorale davanti a una “granita di fichi o di gelsi neri”, dal ‘mitico’ Alfredo a Lingua.

Quagliariello declina l’invito e ironizza su twitter: “Io non mi muovo dal mio trullo. Se capitasse Bianco qui” magari potrei offrirgli “orecchiette e cime di rapa…”. Così, per evitare che anche un tasto così dolente venga ridotto a ‘patto della granita’ o delle ‘orecchiette’, Schifani corre subito ai ripari: “Ritengo doveroso” che la riforma elettorale si faccia in Parlamento, sottolinea. Alla luce del sole. Il Comitato ristretto è stato autorizzato a riunirsi sempre, anche durante agosto, precisa, fino a quando non verrà trovata un’intesa.

Ed è proprio al raggiungimento di un’intesa che continuano a lavorare Denis Verdini (Pdl) e Maurizio Migliavacca (Pd). I due, seppur in ‘stanze’ ancora ‘private’, sembrano fare qualche passo avanti: invece che sulle preferenze, come richiesto dal Pdl, ora si punta sui collegi che dovrebbero essere circa 238, cioé meno rispetto a quelli previsti in precedenza. E si conferma l’intesa sui 5 punti elencati da Quagliariello: metodo proporzionale; 2/3 dei candidati scelti dagli elettori, quasi sicuramente con il sistema dei collegi; 1/3 con i listini; 26 circoscrizioni più la Valle d’Aosta; soglia di sbarramento nazionale al 5%; premio di governabilità, molto probabilmente al partito.

Dei 3 nodi indicati come ‘ancora da sciogliere’ e, cioé, preferenze o collegi; premio di governabilità a partito o a coalizione; ed entità di questo premio, sembra resti in piedi solo l’ultimo punto. Il Pdl, che non si illude sul risultato elettorale, vorrebbe che fosse al 10%, per evitare di dare troppa forza al Pd. Mentre i Democratici vorrebbero un premio del 15%. E sembra restare anche uno ‘scollamento’ sul criterio di assegnazione dei seggi. Nella bozza all’esame di Verdini e Migliavacca si fa riferimento al sistema del ‘provincellum’, mentre tra i ‘tecnici’ di Pd e Pdl prende piede la tesi di Bianco contenuta nella sua proposta al Comitato, che si ispira al ‘Testo Violante’. Il Comitato, intanto, tornerà a riunirsi martedì prossimo, a Senato praticamente chiuso.

Ma per avere una parola di veritas si dovrà attendere settembre. Secondo il calendario previsto da Bianco, infatti, la commissione Affari Costituzionali potrebbe votare un testo definitivo il 10 settembre, che potrebbe venire licenziato dall’ Aula entro il 30. Poi, ad ottobre, potrebbe esserci il passaggio definitivo alla Camera. Comunque, incalza il segretario Pri Francesco Nucara, ha fatto bene Schifani a riportare la trattativa in Parlamento. Trasferirla a Salina sarebbe stato “ridicolo”. Ma la mia, ribatte in serata Bianco, era solo una “battuta” fatta per dire che sulla legge elettorale” c’e un “clima cautamente positivo, che meritava di essere accolto con un sorriso”.