“Exilio”… una dolorosa realtà

Pubblicato il 03 agosto 2012 da redazione

CARACAS.- Esilio…una parola… immagine di un mondo di cui non siamo più parte ma che portiamo chiuso nel profondo di noi stessi… Esilio, volontario o “forzato”, doloroso sempre, anche se a volte cerchiamo inutilmente di non sentircene parte e inganniamo il dolore con un sorriso.

Esilio, significa vivere un mondo tanto nostro che, solo noi possiamo conoscerlo, perché sono solo nostri quei volti, sentimenti, immagini di luoghi amati… di fiori particolari, sbocciati a primavera… di frutta colta a suo tempo da un albero in campagna. Esilio, è anche non voler più tornare, perchè si preferisce mantenere intatti i propri ricordi, le immagini che ci hanno avvinto e che custodiamo nel profondo di noi stessi.

Così, come ci disse un giorno il compianto Artista toscano: prof. Giorgio Gori, che alla domanda: “Maestro,è più tornato a Firenze?…” rispose con un secco “No!”.

Un “No” che ci stupì raggiungendoci come una scudisciata. Poi, però, arrivò la spiegazione: “Sai, è perché non voglio vedere chi ho lasciato giovani e belli….. e perchè non voglio sapere di qualcuno già morto”. Aveva ragione. Il nostro mondo è bene nasconderlo nel fondo di noi stessi e ricordarlo così com’era nel momento in cui l’esilio lo ha strappato via.

Nel suo libro, intitolato “Exilio”, Marina Gasparini spiega in profondità il suo significato.

L’esilio, voluto o “forzato” è qualcosa che non vuoi svegliare per non urlare di dolore…

Il mondo, quello che ciascuno di noi ha imparato a conoscere e amare, è chiuso ermeticamente in quell’”esilio” dal quale non possiamo più emigrare e si è trasformato in un mondo parallelo che, a volte, come per sadismo, cerchiamo di sfiorare senz’avere il coraggio d’entrarvi.

Marina Gasparini ha saputo spiegare nel suo stupendo libro, nelle pagine scritte di suo pugno per annunciare l’esilio sofferto e descritto nei poemi di notissimi poeti latinoamericani “quanta sofferenza implichi vivere in esilio”. Lei ha aperto con coraggio una ferita profonda, ne ha scandagliato gli angoli, l’ha fatta sanguinare, l’ha saputa descrivere…ed è tornata a richiuderla, quasi con un sospiro di “comprensione”, d’affetto, perchè l’esilio: non s’impara a scuola… ce l’offre e impone la vita e… forse… anche il destino.

Nelle pagine del Libro di Marina Gasparini, riviviamo un po’ il nostro esilio attraverso i poemi di Gabriela Mistral, Cesar Vallejo, Luis Borges, Rafael Cadenas, Eugenio Montejo, Fabio Morabito….

Sono strofe profonde e bellissime…differenti, l’una dall’altra, eppure “uguali”, nella sorpresa e nel rimpianto…perchè l’”esilio” non s’impara a scuola…ce lo impone la vita.

E, ci accorgiamo, che tutti siamo un poco “emigranti”. Emigriamo dalla terra, dalle situazioni, dagli incontri “importanti”… dalla vita stessa.

Il libro di Marina Gasparini possiamo trovarlo presso le più note Librerie di Caracas. È d’obbligo leggerlo per ritrovarci e sentirci “sorelle e fratelli di vita”.

Nel corso della presentazione del libro, avvenuta presso la nota Libreria “Kalathos”, Andreina Melarosa, per conto della Fondazione Rosa e Giuseppe Vagnoni, ha affermato.

– Per la Fondazione Rosa e Giuseppe Vagnoni e “Fundavag Ediciones”, è oltremodo soddisfacente aver patrocinato nuovamente la stampa di un’opera edita dalla “Sociedad Amigos de la Cultura Urbana”. E’ la volta dell’antologia intitolata “Exilio”, poesia latinoamericana del XX Secolo la cui autrice è la nostra Marina Gasparini. Il libro è composto da cinquantanove poesie appartenenti a brillanti autori della nostra America, che sono state scelte allo scopo di spingerci verso una particolare visione del mondo, partendo dalla più pura comprensione dei sentimenti su un tema che non ha mai smesso di toccare profondamente l’anima dell’essere umano, durante tutta la sua movimentata storia, fin dagli albori della vita del nostro pianeta: l’Esilio. L’esilio è un tema complesso e doloroso…. Per molti può trasformarsi in grandi risultati, per altri in un lago di rimpianto nel quale annegano i più importanti momenti di vita. La Fondazione da me presieduta, è sensibilissima al tema dell’esilio, dal momento che uno dei nostri principali obiettivi è quello di scandagliare il mondo del quale noi stessi siamo parte: quello dell’emigrazione.”.

In effetti, la “Fundacion Rosa e Giuseppe Vagnoni” è una istituzione a carattere privato e senza fini di lucro nata allo

scopo di diffondere le mete raggiunte da chi ha dovuto emigrare dalla terra nativa.

– La nostra Fondazione – ha proseguito Andreina- è impegnata a diffondere esperienze di vita di quanti hanno dovuto lasciare la propria terra e adattarsi ad altre realtà. E non solo. La volontà di aiutare i più deboli ci ha portato a firmare un importante accordo con l’”Hogar Virgen de los Dolores”, allo scopo di offrire sostegno a bambini e giovani che attualmente vivono in stato di abbandono o in difficilissime condizioni. L’apporto di “Fundavag” è orientato fondamentalmente a garantire a questi giovani un tetto, una alimentazione adeguata, un appoggio psico-educativo, servizio medico, ricreativo e spirituale.

Andreina Melarosa, ha concluso il suo breve discorso, ringraziando a nome della “Fundaciòn Rosa y Giuseppe Vagnoni” e “Fundavag Ediciones” la “Sociedad Amigos de la Cultura Urbana”, lo scrittore Joaquin Marta Sosa e quanti con il loro appoggio disinteressato, contribuiscono a dare spazio ad un programma culturale di così ampio respiro.

Anna Maria Tiziano

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