Siria, fuggito il premier: ”Genocidio, mi unisco alla rivolta”

BEIRUT – Defezione e fuga in Giordania per il primo ministro siriano Riad Hijab. L’ex premier ha fatto sapere di aver voltato le spalle al regime di Damasco in segno di protesta contro il ‘’genocidio’’ in corso in Siria. Secondo quanto sostiene al-Jazeera, non solo l’ex primo ministro Hijab e, forse, altri membri del governo (tre ministri secondo l’emittente satellitare al-Arabiya), ma anche un gran numero di ufficiali dell’intelligence siriana avrebbe voltato le spalle ad Assad. Per il ministro degli esteri italiano Giulio Terzi la diserzione di Hijab dimostra ‘’il progressivo isolamento’’ del presidente Bashar al Assad, mentre per gli Stati Uniti il rais di Damasco sta ‘’allentando la presa sul potere’’.

‘’Annuncio la mia defezione dal regime per le uccisioni e il terrore, e mi unisco alle fila della rivolta’’, ha scritto Hijab in un comunicato letto da Amman alla tv satellitare al-Jazeera da Mohammed al-Otri, che si definisce portavoce di Hijab.

La defezione organizzata in collaborazione con i ribelli dell’Esercito libero siriano, ha proseguito, arriva in un momento in cui la ‘’Siria sta vivendo il suo periodo più difficile, con crimini di guerra, genocidi, omicidi barbari e massacri contro cittadini disarmati’’. Otri ha quindi precisato che l’ex premier si trova in un ‘’posto sicuro’’ in Giordania con la sua famiglia. Dopo la decisione di Hijab che avrà ‘’gravi ripercussioni sul regime’’, ha concluso, qualsiasi altro funzionario siriano ‘’non ha più scuse per rimanere fedele al regime’’.

Le defezioni di altri ministri sono smentite dal governo di Damasco che secondo il ministro dell’Informazione siriano, Omran Zoabi, nel pomeriggio avrebbe tenuto una breve riunione, a cui hanno preso parte ‘’tutti i ministri’’.

– Non c’è nulla di vero in quello che è stato detto riguardo alcuni ministri – ha affermato -, la crisi si sta evolvendo in senso positivo, verso una soluzione, con tutte le implicazioni del caso. Il Paese sta bene e non c’è motivo che desti preoccupazione.

La tv di Stato siriana ha mostrato immagini della riunione. Ieri erano circolate voci sulle dimissioni del ministro delle Finanze, da lui stesso immediatamente smentite alla tv di Stato, di quello del Petrolio e di quello per gli Affari religiosi. L’agenzia di stampa ufficiale siriana Sana ha inoltre precisato che alla riunione era presente anche il ministro della Sanità Wael Nader al-Halqi.

Intanto, non si ferma la violenza nel Paese. È di almeno 155 morti il bilancio dell’ennesima giornata di sangue, secondo gli attivisti della Lega siriana per i diritti umani. In giornata, inoltre, i ribelli dell’Esercito siriano libero hanno dato notizia della morte di tre dei 48 pellegrini iraniani rapiti la scorsa settimana a Damasco a causa di ‘’un bombardamento indiscriminato del regime’’. Gli insorti hanno minacciato di uccidere gli altri ostaggi se il regime di Assad, sostenuto da Teheran, non metterà fine ai suoi attacchi.

E’ di tre feriti il bilancio provvisorio dell’esplosione che ieri mattina ha devastato il terzo piano dell’edificio che a Damasco ospita la sede della televisione e della radio di Stato. La tv ha mandato in onda in diretta le immagini del luogo dove si è verificata l’esplosione, con cumuli di macerie e muri crollati. E’ un ‘’attacco codardo compiuto da terroristi che agiscono per destabilizzare la Siria’’, ha affermato il ministro dell’Informazione siriano Omran al-Zuabi.

Da tre giorni il regime annuncia di esser pronto a sferrare la ‘’controffensiva finale’’ contro i ribelli dell’Esercito libero (Esl) asserragliati ad Aleppo, eppure non è ancora iniziata la ‘’battaglia campale’’ a cui dovrebbero partecipare ‘’20mila uomini’’ e ‘’centinaia di blindati e carri armati’’. I governativi si sono limitati a bombardare a tappeto alcuni quartieri di Aleppo senza però sfondare nessuna linea del fronte. Come invece testimoniano giornalisti stranieri sul terreno e video amatoriali diffusi dalla Brigata Tawhid dell’Esl, i miliziani – che dicono di essere almeno 7.000 – hanno preso ieri altri due posti di blocco distruggendo un paio di carri armati, e assicurano che ‘’a breve’’ conquisteranno la sede locale della tv di Stato.

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