Dalla Cagnotto alla Ferrari, soffio tra podio e lacrime

LONDRA – Medaglie di legno: le chiamano così, e sono le più pesanti da portare. Se poi è un soffio, in centesimi o frazioni di voto, a portar via il bronzo e a far piangere, fa ancora più male. Come per Vanessa Ferrari, o Tania Cagnotto.

Come tante volte alle Olimpiadi. Storie di lacrime e di donne, di quarti posti e bronzi sfumati per un niente. Lacrime di rabbia, magari pensando di aver subito un’ingiustizia, o di delusione. Medaglie di legno per cui piangere e disperarsi o per le quali inscenare clamorose manifestazioni di protesta come l’occupazione di una pedana.

Storie da Olimpiade, il traguardo più ambito per un atleta. Storie accomunate dalla delusione cocente per essere arrivati a un soffio dalla medaglia, a quel bronzo che sarà pure il metallo meno nobile ma che per chi partecipa ai Giochi può rappresentare il coronamento di una carriera. Ha dato il buon esempio la spadista coreana Lam Shin che nel terzo giorno di gare si rifiutò di scendere dalla pedana dopo aver perso la semifinale contro la tedesca Britta Heidemann, dando vita a un polemico sit-in. A nulla valsero le infrazioni comminate dai giudici e le minacce di squalifica. Motivo della protesta inconsolabile, protrattasi per quasi mezz’ora e che vide coinvolti anche gli staff tecnici, un punto contestato (si era sul 5 pari) assegnato alla tedesca. Senza quel punto in favore della Heidemann la coreana avrebbe vinto e guadagnato l’accesso alla finale. Lam Shin, ancora scossa, disputò anche la finale per il terzo posto pochi minuti dopo aver interrotto la protesta ma la perse.

Lucciconi di rabbia quelli di Tania Cagnotto che per due volte ha soltanto sfiorato il bronzo, nel sincro con Francesca Dallapé, e nel trampolino individuale dove ha visto il podio sfuggirle per venti centesimi di punto. Tanto da arrivare ad invocare una maledizione: “Mi hanno maledetto a questi Giochi. Perdere un bronzo per venti centesimi…”.

E poi le lacrime della ginnasta Vanessa Ferrari, quarta nel corpo libero, che ha parlato apertamente di un podio ‘fregato’. Con un punteggio uguale a quello della russa Mustafina a far pendere l’ago della bilancia a favore della russa è stato il voto all’esecuzione dell’esercizio: in tutto tre decimi in più assegnati dalla giuria. La ginnasta a caldo ha paventato l’addio: a 22 anni difficile dire se avrà un’altra chance in una disciplina logorante come la ginnastica. Non hanno pianto, ma di certo non hanno fatto salti di gioia Andrea Baldini, quarto nel fioretto individuale per due stoccate e il judoka Elio Verde, battuto nella finale per il bronzo dei60 Kg. Così come Giulia Quintavalle: l’olimpionica di Pechino ha perso il bronzo nella finalina ma a fine gara anziché piangere si è lasciata andare a una umanissima ammissione di colpa: “Non servono tante parole. Sapevo di potercela fare e invece ho fallito”.

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