Il decreto è finalmente legge ma sale il malumore nella maggioranza

ROMA La spending review è legge. Il decreto che mette a dieta lo Stato, congelando l’aumento dell’Iva e introducendo risparmi per 4,5 miliardi quest’anno, 10,5 il prossimo e 11 nel 2014, ha ottenuto il via libera definitivo della Camera, senza modifiche rispetto al testo uscito ‘’arricchito’’, come ha sottolineato il ministro Balduzzi, dal Senato. Un voto col ‘brivido’ imprevisto, dettato dall’irritazione del Pdl nei confronti del presidente del Consiglio, per la sua intervista al Wall Street Journal, che come ‘avvertimento’ ha mandato sotto il governo su un ordine del giorno.

Ma i malumori della maggioranza non si fermano alla forma (‘’votiamo sì per responsabilità – ha detto Maurizio Lupi – ma non siamo un tappetino’’) ma guardano anche alla sostanza del provvedimento che, avverte Pier Luigi Bersani, ha delle ‘’imperfezioni’’ che già in autunno bisognerà pensare di correggere con la legge di stabilità, perchè ‘’va bene tagliare gli sprechi ma non la spesa sociale’’.

Il governo ha incassato comunque la fiducia numero 34, con 403 sì, segnata però dalla ‘latitanza’ dei pidiellini (Berlusconi e Alfano in testa, ma anche gli ex ministri La Russa e Tremonti): nel partito dell’ex premier tra assenti, astenuti e voti esplicitamente contrari, circa il 40% dei deputati non ha dato il suo assenso al governo. Mentre dalle file del Pd, da sempre preoccupato per l’impatto sociale degli interventi di revisione della spesa pubblica, i voti non sono mancati anche se tra i deputati serpeggiava più di qualche mal di pancia.

A Bersani che già punta sulle future modifiche, risponde sempre il ministro della Salute, che da un lato apprezza ‘’la serietà della maggioranza’’ consapevole ‘’della difficoltà del momento’’, dall’altra sottolinea che è già lo stesso decreto che in molti punti ‘’invita a tornarci sopra, a certe condizioni e nell’invarianza dei saldi’’.

La partita, insomma, è rimandata a settembre, quando dovrebbero arrivare anche nuovi provvedimenti di revisione della spesa (dagli incentivi alle imprese alle agevolazioni fiscali, passando per il taglio ai finanziamenti ai partiti e ai distacchi sindacali, oltre a un secondo intervento sulla spesa degli enti locali a firma Enrico Bondi). Ma il percorso già si preannuncia in salita, tra le proteste degli enti locali, quelle delle province in vista dell’accorpamento, e dei sindacati, soprattutto per i tagli al pubblico impiego: contro la ‘’mannaia’’ del governo che si abbatte sui travet e che porta a ‘’una completa destrutturazione della pubblica amministrazione a vantaggio dei privati senza scrupoli’’.

Cgil e Uil hanno gia’ protestato ieri davanti a Montecitorio, e torneranno in piazza il 28 settembre con lo sciopero generale. Mentre sale l’agitazione anche dei medici, che per ottobre hanno in programma una manifestazione contro i tagli alla sanità, altro comparto pesantemente investito dalla spending review, tra i tagli alle spese per gli acquisti e il ridimensionamento dei posti letto negli ospedali.

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