Bce: aziende italiane a rischio d’insolvenza

Pubblicato il 09 agosto 2012 da redazione

ROMA – La Banca centrale europea lancia l’allarme sul rischio di insolvenza delle imprese dell’euro, particolarmente alto per l’Italia. E ribadendo di essere pronta a intervenire per frenare gli spread, avverte: prima i Paesi devono mettersi in regola con le riforme e richiedere lo scudo europeo accettandone le condizioni, presupposti indispensabili perchè l’Eurotower possa affiancare i stessi fondi.

‘’Resta difficile’’ – spiega la Bce – la situazione finanziaria di banche, famiglie e imprese nei Paesi colpiti dalla crisi del debito. E’ di appena lo 0,3% la crescita dei prestiti al settore privato a giugno nell’Eurozona, e si scende a 0,2% per le sole imprese. E vi è – spiega la Bce rifacendosi ai modelli finanziari di Moody’s – un ‘’netto deterioramento della valutazione del rischio di credito delle imprese’’: i tassi attesi d’insolvenza, mettendo a nudo la crescente frammentazione dei mercati finanziari europei, segnando fra i maggiori Paesi dell’Eurozona ‘’un incremento che è stato particolarmente pronunciato per le imprese italiane e piuttosto moderato per quelle olandesi e tedesche’’, che riflette anche il ‘’contagio’’ allargatosi anche a Roma e Madrid.

Nel complesso un quarto delle società quotate in Europa ha un rischio del 5% di diventare insolvente nei prossimi 12 mesi. Un problema che, secondo Fitch, potrebbe spingere la Bce a rispolverare i suoi maxi-prestiti alle banche per riavviare il credito. Non a caso l’Eurotower valuta ‘’ulteriori misure di politica monetaria non convenzionali’’.

L’Ocse, del resto, anticipa ‘’crescita debole’’ per l’Eurozona, e ‘’piu’ nettamente un rallentamento’’ per l’Italia. Ed e’ la stesa Bce a scrivere che la disoccupazione nei Diciassette ‘’continua ad aumentare’’, specie fra i giovani, con ‘’ulteriori perdite di posti di lavoro, a ritmo sostenuto’’. Francoforte, in questo quadro, si tiene pronta ad affiancare i fondi europei Efsf ed Esm intervenendo con ‘’operazioni di mercato aperto definitive di entità adeguata a conseguire il proprio obiettivo’’. Tuttavia ‘’i governi – avverte il bollettino mensile Bce con parole che devono suonare come un invito al realismo dalle parti di Madrid – devono essere pronti ad attivare l’Efsf-Esm in caso di circostanze eccezionali’’. In cambio la Bce farà la sua parte, purchè i Paesi, oltre a firmare il protocollo d’intesa con l’Eurogruppo, portino avanti ‘’con grande determinazione il risanamento dei conti pubblici, le riforme strutturali e la costruzione dell’assetto istituzionale europeo’’.

La fuga degli investitori dai Paesi ad alto debito rischia di non arrestarsi di fronte agli impegni di Draghi: Goldman Sachs è solo l’ultima banca d’investimento ad aver ridotto la propria esposizione verso il debito italiano con un pesante -92% nel secondo trimestre, a 191 milioni di dollari di fine giugno dai 2,51 miliardi di fine marzo, coprendo con derivati i rischi sul debito italiano. Anche per questo c’è chi nel consiglio Bce chiede tempi rapidi: come il governatore della Banca di Francia Christian Noyer, secondo cui gli interventi dell’Eurotower dovrebbero partire ‘’molto velocemente’’ e avere dimensioni sufficienti a esercitare un forte impatto sul mercato.

La stretta bancaria ‘strangola’ le aziende
ROMA – Superano i 75 miliardi le insolvenze bancarie a carico delle imprese a giugno, in aumento – secondo i dati Bankitalia – del 17% rispetto a un anno fa, quando sfioravano i 64 miliardi. Una mole enorme di debiti, con livelli di insolvenza che rischiano di incrementarsi, è l’allarme lanciato oggi dalla Bce. Per la Cgia, che nel calcolo inserisce anche piccole imprese e famiglie produttrici, le sofferenze bancarie a maggio hanno sfiorato 84 miliardi (83,6), peggiorato di oltre 10 miliardi rispetto all’estate scorsa. Una situazione che probabilmente ha spinto moltissime banche italiane a ridurre progressivamente gli impieghi, dice la Cgia di Mestre. Infatti nello stesso periodo l’erogazione dei prestiti è scesa del 2% (pari a 20,25 miliardi in meno di linee di credito), mentre l’inflazione è cresciuta del 3,1%.

Il conto torna: se si aggiungono al dato Bankitalia di giugno i 10,6 miliardi a carico di famiglie, artigiani e pmi, le sofferenze superano gli 85 miliardi, oltre due terzi del totale lordo nazionale di 113 miliardi. Il segretario Cgia Giuseppe Bortolussi punta il dito contro la stretta creditizia.

– Nonostante le due operazioni di rifinanziamento a lungo termine della Bce a dicembre 2011 e a febbraio scorso – spiega -, i prestiti bancari alle famiglie e alle imprese italiane sono diminuiti di 9,2 miliardi mentre l’acquisto dei titoli di Stato da parte degli istituti ha registrato un vero boom: +92,89 miliardi di euro. Buona parte dei prestiti dati dalla Bce insomma non è finita nei portafogli di famiglie e imprese ma è stata investita in Bot, Cct e Btp. La crescita delle sofferenze bancarie è la manifestazione più evidente della difficoltà del momento – aggiunge Bortolussi – ma si vuole porre l’accento sul fatto che, in una determinata situazione come quella che si è venuta a creare verso la fine del 2011, le banche italiane hanno preferito investire sul sicuro, anzichè rischiare assieme soprattutto con le imprese.

Le banche italiane restano ‘’solide pur in un contesto di deterioramento della qualità del credito’’, fa sapere da parte sua l’Abi. D’altra parte, gli effetti della crisi sulle imprese e sulla loro capacità di far fronte agli obblighi contratti nei confronti delle banche ‘’sono evidenti’’: il tasso di decadimento, cioè il numero dei nuovi prestiti che entrano in sofferenza rispetto allo stock di inizio periodo, ‘’è passato dall’1,6% all’inizio del 2008 al 2,7% nel primo trimestre del 2012’’. Per forza, ribattono gli artigiani, cronica mancanza di liquidità e calo del fatturato hanno fatto esplodere l’insolvenza. Molti piccoli sono sul lastrico perchè non riescono a recuperare i loro crediti dalla P.A.

 

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