In cella da Provenzano, Alfano e Lumia: “Mai trattative”

ROMA – Nessuna “trattativa” con i boss mafiosi in carcere, “abbiamo solo rappresentato che l’unica alternativa offerta dalle leggi dello Stato è la collaborazione con la giustizia”. In ogni caso, la notizia finita sul ‘Corriere della sera’ è “una grave rivelazione di segreto d’ufficio, evidentemente propagata da qualche apparato istituzionale”. Sonia Alfano (Idv), presidente della commissione Antimafia europea, e Beppe Lumia, membro Pd della commissione parlamentare Antimafia, spiegano così i recenti colloqui in carcere con il boss Provenzano e altri detenuti.

– La sortita del giornalista Bianconi – afferma Sonia Alfano in una nota – rappresenta una grave rivelazione di segreto d’ufficio, evidentemente propagata da qualche apparato istituzionale. Auspichiamo che l’autorità giudiziaria si attivi per risalire ai pubblici ufficiali che hanno fornito al giornalista del Corriere della Sera la notizia e il contenuto dei colloqui effettuati presso il carcere di Parma da me e dal sen.Beppe Lumia nell’esercizio delle nostre prerogative parlamentari con alcuni detenuti, tra i quali il boss Bernardo Provenzano. Vorremmo sapere qual è l’obiettivo di questa operazione, oltre a quello di mettere in pericolo le nostre vite. Forse l’obiettivo è quello di dire ai boss mafiosi, a partire da Provenzano, che non devono fidarsi dello Stato e che deve essere esclusa ogni ipotesi di collabozione con la giustizia?
E ancora:

– Le trattative le hanno fatte e temo continuino a farle altri. Noi – sottolineano Sonia Alfano e Beppe Lumia – abbiamo solo rappresentato ai boss che l’unica alternativa offerta dalle leggi dello Stato è la collaborazione con la giustizia.

Comprendiamo che questa linea risulta indigesta ai compagni di partito di Dell’Utri come Quagliariello e Cicchitto, o a chi, indispettito per il coinvolgimento di certi intoccabili nelle indagini sulla trattativa Stato-mafia della Procura di Palermo, si è adoperato per la fuga di notizie. E’ fin troppo evidente, a questo punto, che qualcuno in questo Paese non vuole la verità e continua ad adoperarsi, in una trattativa che evidentemente prosegue ancora oggi, per impedirne, in ogni modo, il raggiungimento. Eppure l’impegno per la verità da parte di ogni rappresentante istituzionale dovrebbe essere un dovere primario nei confronti di tutti i cittadini e soprattutto dei familiari di tutte le vittime del biennio stragista 1992-93. Da questo non abbiamo intenzione di recedere.