Governo a caccia di risorse, si studia piano cresci-impresa

ROMA – Completare i ‘compiti a casa’ in attesa delle mosse della Spagna. Mario Monti non cambia strategia dopo aver letto il bollettino mensile della Bce. Anche perché le considerazioni dell’istituto di Francoforte – con quell’invito ai Paesi in difficoltà a tenersi pronti per attivare lo scudo anti-spread – non fanno che confermare quanto detto da Mario Draghi la scorsa settimana. Certo, i dati sull’economia reale ed in particolare il rischio insolvenza delle imprese certificano che la crisi del debito sovrano pesa non poco sull’economia reale e soprattutto sulle prospettive di crescita e di occupazione. Ma sul fronte dello spread non si registrano novità. Il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, ha rivelato a Bloomberg che il governo ha discusso lungamente dell’opportunità di chiedere l’aiuto del Fondo di stabilità. Parole accolte con sorpresa a palazzo Chigi che ha chiesto un’immediata correzione di rotta.

“Non c’é stata alcuna lunga discussione, in Cdm, né una simile discussione è al momento in corso”, ha poco dopo precisato Profumo. Al di là delle parole, però, è chiaro che la richiesta di attivare o meno lo ‘scudo’, con conseguente firma di un memorandum con Bruxelles, sarà uno dei temi dominanti nei prossimi mesi. “Per ora non se ne parla”, ripetono a palazzo Chigi. Del resto l’attuale Fondo di stabilità (Efsf) non ha le risorse per sostenere contemporaneamente i titoli spagnoli, le banche iberiche e i bond italiani. E l’Italia, anche volendo farvi ricorso, dovrebbe comunque attendere lo ‘scudo’ permanente (Esm) tuttora appeso alla sentenza dei giudici costituzionali tedeschi, prevista il 12 settembre. Prima di prendere una decisione, inoltre, Monti vuole vedere la reazione dei mercati alla ripresa: l’attuale volume di scambi è troppo ‘sottile’ per essere significativo e le aste riprenderanno in modo massiccio solo in autunno.
Ma si guarda soprattutto alle mosse di Madrid. Se la Spagna ricorresse allo scudo, per l’Italia potrebbe arrivare una boccata d’ossigeno. O almeno questa è la speranza del premier, convinto che il differenziale coi titoli tedeschi dipenda in buona misura dal ‘contagio’ esterno e che un alleggerimento della pressione sui bonos spagnoli potrebbe abbassare anche la febbre sui Btp. L’Italia “non farà mai una richiesta prima della Spagna”, ha detto chiaramente Antonio Catricalà.

E comunque non prima di “sapere cosa prevede l’intervento della Bce”. L’altra partita, infatti, è quella del memorandum: Monti ritiene che l’ultimo Vertice Ue abbia sancito l’assenza di nuovi impegni rispetto a quelli già presi con Bruxelles (che Roma, a differenza di Madrid, sta rispettando). Ma quella dichiarazione non è mai stata ‘codificata’ e al momento non è possibile escludere che Commissione, Bce e (forse) Fmi chiedano nuovi ‘compiti a casa’.

Motivo in più per evitare il ricorso allo ‘scudo’, almeno fino a quando non saranno chiarite le condizioni imposte ai Paesi beneficiari. E per riuscirci il governo guarda anche alle riforme interne, visto che la stessa Bce chiede ai Paesi a rischio “correzioni strutturali”. E Monti – come ribadito nel colloquio telefonico con Bersani – è determinato a proseguire “con tempestività” sul fronte delle misure per “rafforzare la messa in sicurezza” dei conti pubblici e per “intensificare le politiche di crescita” per non affossare ulteriormente il Pil. L’agenda da qui alla fine della legislatura sarà sul tavolo del Cdm di domani. Il premier ha chiesto a tutti i ministri un dossier su quanto realizzato e ciò che resta da fare. Il programma è noto: si va dal riordino degli incentivi alle imprese, ai costi della politica e dei sindacati; dalla revisione delle agevolazioni fiscali, alla nuova spending review sugli enti locali. E soprattutto – visto che a palazzo Chigi esclude nuove manovre – si punta sul piano di abbattimento del debito.