Immigrati, in vigore il decreto di regolarizzazione

ROMA – È entrata in vigore la nuova normativa che introduce sanzioni e provvedimenti per chi dà lavoro a cittadini di Paesi terzi, sprovvisti di regolare permesso di soggiorno. Il decreto legislativo introduce sanzioni più dure per chi dà lavoro a immigrati irregolari e la possibilità, per gli stranieri vittime di sfruttamento, di denunciare i loro aguzzini ottenendo un permesso di soggiorno umanitario. Ma è anche una chance per imprese e famiglie che impiegano clandestini ‘in nero’ di autodenunciarsi, regolarizzare il rapporto di lavoro, evitando così sanzioni e dando un permesso di soggiorno ai lavoratori.

La platea delle persone interessate – secondo una stima del governo – è di circa 150mila lavoratori. In base alla normativa, che recepisce una direttiva Ue, i datori di lavoro dovranno pagare un contributo forfettario di 1000 euro e, quando verranno chiamati a stipulare il contratto di soggiorno, dovranno anche dimostrare di aver pagato almeno sei mesi di stipendi, tasse e contributi.

Ai lavoratori, che dovranno anche dimostrare di essere in Italia almeno dal 31 dicembre 2011, verrà rilasciato un permesso di soggiorno. – Il messaggio che vogliamo dare non è quello di una sanatoria, tipica di un paese dove si pensa che alla fine tutto si aggiusta e dove invece tutto si scassa… La questione dell’immigrazione va deideologizzata, uscendo dalla corta logica dell’emergenza – ha detto il ministro per l’Integrazione, Andrea Riccardi, a un convegno sul tema -. In una fase di crisi economica e di tensione sociale, guai a introdurre guerre fra poveri – ha avvertito il ministro, sottolineando l’esigenza di “dire basta a leggi severe e conseguenti adattamenti indebiti alla realtà: occorre uscire dall’illegalità e dallo sfruttamento dell’immigrazione e ora c’è l’occasione per fare una scelta di legalità da parte dei datori di lavoro. Veniamo, purtroppo, da anni di politica troppo gridata e poco pensata sull’immigrazione. Adesso, miriamo ad aggredire e a ridurre lo spread fra legalità e realtà, fra quello che si vede e ciò che resta sommerso”.

Il decreto stabilisce che il nulla osta al lavoro potrà essere rifiutato nel caso in cui il datore di lavoro risulti condannato per determinati reati tra cui: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina; reclutamento di persone da destinare alla prostituzione o allo sfruttamento della stessa o di minori da impiegare in attività illecite; intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Se i documenti presentati per ottenere il permesso di soggiorno risultassero ottenuti mediante frode, falsificati o contraffatti, si procederà con una revoca del nulla osta al lavoro che sarà comunicata al ministero degli Affari Esteri. Le pene previste per i datori di lavoro possono aumentare nel caso in cui il numero dei lavoratori occupati sia superiore a tre, o quando si tratta di minori o di lavoratori sottoposti a condizioni di particolare sfruttamento. In quest’ultima ipotesi, il questore potrà rilasciare allo straniero, che abbia presentato denuncia e che cooperi nel procedimento penale instaurato nei confronti del datore di lavoro, uno speciale permesso di soggiorno.

Il decreto prevede inoltre una disposizione transitoria mirata a permettere ai datori di lavoro di dichiarare l’esistenza di rapporti di lavoro irregolari pregressi. Fino alla conclusione del procedimento di regolarizzazione saranno sospesi i procedimenti penali e amministrativi nei confronti del datore di lavoro e del lavoratore per le specifiche violazioni.

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