L’esercito avanza ad Aleppo ma i ribelli resistono

Pubblicato il 09 agosto 2012 da redazione

BEIRUT – La Siria ha un nuovo primo ministro ma dietro la facciata di istituzioni senza un vero potere decisionale il regime del presidente Bashar al Assad ha proseguito la sua controffensiva ad Aleppo, dove i ribelli hanno abbandonato “parzialmente” una delle loro roccaforti sotto l’incessante fuoco di artiglieria e aviazione che non ha risparmiato diversi centri residenziali della città più popolosa della Siria.

Intanto a Teheran si è svolta ieri l’attesa conferenza “consultiva” sulla Siria aperta agli attori regionali e internazionali non schierati con l’Occidente e per contrastare il fronte anti-Assad costituito da Turchia, Ue, Stati Uniti e Paesi arabi del Golfo. Dalla riunione è stato lanciato un appello alla “fine delle violenze” in Siria e a un “dialogo nazionale” fra il governo di Damasco e le opposizioni. Ma anche un monito a evitare qualsiasi intervento militare nel Paese alleato dell’Iran da oltre 30 anni.

A Damasco, Assad ha nominato primo ministro Wael Halqi, già ministro della sanità nel governo di Riad Hijab, che ha disertato lunedì scorso. Halqi (54 anni), sunnita della martoriata regione di Daraa, è un funzionario delle istituzioni formali del regime e che ha seguito l’iter classico dei burocrati baatisti. Sul terreno, i media ufficiali hanno dato molto risalto al “successo militare di Aleppo”: i soldati governativi “hanno ripulito gran parte della città dai terroristi” e “gli abitanti di Aleppo hanno accolto i nostri eroici soldati ringraziandoli per aver ripulito i quartieri”, ha affermato l’annunciatore della tv di Stato.

I ribelli dal canto loro affermano di essersi ritirati “solo in parte” da Salah ad Din, porta sud-occidentale dell’area “liberata” dall’Esl, e assicurano (in un video amatoriale che affermano essere stato “registrato alle 17 del 9 agosto nel cuore di Salah ad Din”, www.youtube.com/watch?v=cTlXDVvYLA8) di avere “il controllo di gran parte del quartiere”.
I ribelli hanno affermato inoltre di aver ucciso il generale Issam Zahr ad Din, capo delle operazioni militari dell’esercito governativo a Salah ad Din ma finora non vi sono conferme. Attorno ad Aleppo la Mezzaluna rossa siriana – i cui vertici sono diretti dal regime – ha cominciato a distribuire gli aiuti umanitari – cibo e beni essenziali per 12.500 persone – che il Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr) è riuscito finalmente a far entrare nella regione di Aleppo. Poco più a nord di Aleppo, un migliaio di civili siriani in fuga sono in attesa di essere accolti in Turchia ma le autorità di Ankara – che sul loro territorio contano oltre 50.000 profughi in tutto – hanno per il momento chiuso il valico di Oncupinar perché al momento non c’è più posto nei campi di accoglienza allestiti sul versante turco del confine. E ieri la tv panaraba saudita al Arabiya aveva diffuso le notizie di dimissioni del capo del protocollo presidenziale siriano, Muhi ad Din Muslimani, ma poche ore dopo, citato dalla tv panaraba iraniana al Mayadin, Muslimani ha smentito la circostanza. Dal canto loro, i Comitati di coordinamento locali degli attivisti anti-regime hanno documentato finora l’uccisione ieri di 89 persone, tra cui sei bambini e una donna. Gli attivisti forniscono nomi e cognomi e circostanze dell’uccisione delle vittime, circa la metà civili. Di queste 31 si registrano a Damasco e dintorni, 22 nella regione di Aleppo, 21 in quella di Idlib, cinque in quella di Dayr az Zor, altrettanti in quella di Daraa, tre a Hama e due a Homs.

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