Dilaga la violenza, bombe su Damasco

BEIRUT – In attesa che Stati Uniti e Turchia decidano cosa fare del ventilato progetto di creare una no-fly zone nel nord della Siria, nella parte orientale del Paese i ribelli – in difficoltá sul fronte di Aleppo – sono riusciti ieri per la prima volta ad abbattere, con un mitragliatore anti-aereo ‘’sottratto ai governativi’’, un Mig delle forze di Bashar al-Assad. E a fare prigioniero il pilota, che in un video amatoriale ha in serata negato la versione ufficiale secondo cui l’aereo avrebbe avuto ‘’un guasto tecnico’’.

Sempre ieri nel cuore della città vecchia di Damasco, l’esercito di Assad ha condotto rastrellamenti casa per casa alla ricerca di armi e ribelli, arrestando una ventina di civili “accusati di sostenere i terroristi”: termine con cui il regime indica tutti i rivoltosi. L’artiglieria e gli elicotteri governativi hanno poi aperto il fuoco sul centrale quartiere di Assali, su quelli periferici di Qadam e Nahr Aisha, e sui sobborghi di Arbin, Daraya, Tal e Artuz, secondo il racconto di testimoni e attivisti.

A Tal – secondo l’agenzia ufficiale Sana – è stato ucciso, in circostanze non chiarite, il cameraman di uno dei due canali della tv di Stato, Hatem Abu Yahiya, rapito dai ribelli venerdì scorso assieme alla giornalista Yara Saleh, al fonico e all’autista della troupe. La Sana afferma che la Saleh e il resto della troupe “stanno bene”, ma non precisa quali siano le fonti di queste informazioni. Abu Yahiya, la Saleh e il fonico erano apparsi in cattivita’ in un video, registrato da uomini dell’Esercito libero (Esl) a Tal, in cui affermavano di “stare bene” e di esser “stati tratti in salvo” dai ribelli “durante bombardamenti indiscriminati” dell’artiglieria governativa. La Saleh era stata già rapita da altri ribelli a ovest di Damasco, a Zabadani, ed era stata rilasciata dopo interventi della Lega Araba.

Ad Aleppo, testimoni citati dall’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) hanno riferito intanto dell’avanzata delle forze lealiste a Sayf ad Dawla, quartiere occidentale prossimo a Salah ad Din, una delle roccaforti dei ribelli anche ieri bombardata da aviazione e artiglieria. I Comitati di coordinamento locali degli attivisti hanno riferito un bilancio provvisorio di un’altra novantina di vittime: 55 a Damasco e dintorni, 16 a Homs, nove a Daraa, sette a Dayr az Zor, tre a Idlib, due a Hama e uno a Latakia.

Ma la polemica monta anche sulle atrocitá, attribuite a elementi dei ribelli, sull’onda della diffusione di video che mostrano fra l’altro lo sgozzamento in stile jihadista di un giovane – un presunto paramilitare filo-Assad -; l’esecuzione sommaria di un altro presunto lealista; il linciaggio ad Aleppo di alcuni uomini, additati come dipendenti pubblici ‘’fedeli al regime’’ e gettati nel vuoto dal tetto di un ufficio postale. Ieri a Muhasan, 15 km a sud-est di Dayr az Zor sull’Eufrate, un gruppo di ribelli armati di un mitragliatore anti-aereo montato su un pick-up ha rivendicato d’altro canto l’abbattimento di un MiG-23 governativo. Piú tardi é stato diffuso il filmato di un velivolo in fiamme e poi quello di un uomo, identificato come il pilota del velivolo centrato. Interrogato dai miliziani dell’Esl dinanzi alla camera, questo si é presentato come il colonnello Mufid Suleiman, affermando di essere stato in effetti colpito e d’essersi salvato lanciandosi con il paracadute.
Il sedicente colonnello ha quindi ‘confessato’ d’aver ricevuto l’ordine di bombardare Muhasan, mostrandosi pentito e deciso ad aderire alla ‘’rivoluzione’’.