Ilva, Clini: “In gioco il sistema industriale e l’affidabilità dell’Italia”

Pubblicato il 14 agosto 2012 da redazione

ROMA – Bisogna mettere fine alla confusione dei ruoli tra governo e magistratura perché l’incertezza che si è creata sul caso dell’Ilva di Taranto mette a rischio l’intero sistema industriale italiano. A lanciare l’allarme il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, preoccupato sia delle ricadute sul piano della credibilità e affidabilità del sistema Paese nei confronti degli investitori, soprattutto esteri, sia del fatto che fermare l’impianto a caldo dell’acciaieria richiederebbe troppo tempo e vorrebbe dire di fatto la chiusura definitiva dell’Ilva. E l’addio a migliaia di posti di lavoro. Nessuno scontro con le toghe però, ribadisce il ministro in audizione alla Camera alla commissione Ambiente convocata ad hoc nonostante la pausa estiva e disertata dalla Lega Nord che accusa il governo di essere “meridionalista”.

La commissione inizierà il vaglio del decreto che sblocca 336 milioni di euro per la bonifica dell’area alla riapertura ‘ufficiale’ il 4 settembre. Altri provvedimenti di urgenza per “bypassare” la decisione del gip di Taranto , precisa il ministro, sono per il momento esclusi.

– La finalità dell’azione del Governo verso la magistratura, con il possibile ricorso alla Consulta che stiamo valutando – scandisce il ministro – è stabilire i ruoli rispettivi, non di aprire un conflitto. Il fatto è che il lavoro del gip, pur scrupoloso e coraggioso, rischia di confliggere con l’esercizio ordinario perché non siamo in presenza di un’amministrazione inadempiente.

Il conflitto di attribuzione, insomma, sarebbe l’ultima ratio, in caso non si riesca a trovare una soluzione di equilibrio, che tenga insieme la tutela della salute con quella dei posti di lavoro. Il governo conta molto sulla missione del 17, quando Clini Severino e Passera saranno a Taranto e incontreranno i dirigenti dell’azienda e gli amministratori locali. Ma soprattutto, sottolinea Clini “speriamo in un incontro almeno con il Procuratore capo, perché se riusciamo a trovare un punto di equilibrio abbiamo risolto i problemi”.

Intanto sul fronte giudiziario, gli atti del gip, sia quello con cui ha ribadito il sequestro degli impianti dell’Ilva sia quello con cui ha revocato la nomina di Bruno Ferrante dall’incarico di curatore, sono arrivati a via Arenula, come richiesto dal ministro della Giustizia Paola Severino. Mentre l’azienda ha fatto quanto promesso, presentando al Tribunale del riesame il ricorso contro i due provvedimenti per “usurpazione dei poteri attribuiti ad altri organi”, sottolineando che il dispositivo del riesame aveva optato per il sequestro ma con facoltà d’uso degli impianti. Peraltro, ha osservato sempre Clini, a Taranto c’è un conflitto interno alla magistratura, visto che il Tar aveva valutato troppo severe le indicazioni dell’autorizzazione integrata ambientale (la nuova, ha garantito, arriverà entro il 30 settembre), mentre il gip le ha considerate inadeguate. In più, le valutazioni di Todisco, insiste Clini, si basano su rischi della salute validi per gli anni passati, ma “impossibili” da correlare con i rischi attuali. Per questo il ministro chiede un aggiornamento dei dati, annunciando che al monitoraggio dell’inquinamento a Taranto collaborerà anche l’Organizzazione mondiale della sanità. Mentre il ministro Balduzzi, invitando a non contrapporre salute e occupazione, ha fatto sapere che entro ottobre saranno disponibili nuovi dati per avviare “una strategia sanitaria per Taranto”.

La politica, intanto, osserva con preoccupazione la situazione, con il Pdl all’attacco contro il “talebanismo giudiziario”, dice l’ex ministro Stefania Prestigiacomo, di un gip che mette in atto “una iniziativa distruttiva”, sottolinea Cicchitto. Difende invece le toghe l’ex pm Antonio di Pietro, che punta invece il dito contro la proprietà dell’Ilva che ha per anni “foraggiato la politica” mentre “avvelenava Taranto”.

Lo sciopero
Assemblea e sciopero, proclamato dalle segreterie provinciali di Fim-Cisl e Uilm-Uil di Taranto, per protestare contro il pericolo di chiusura dello stabilimento siderurgico. Ad astenersi dal lavoro dalle 10 alle 12 sono stati i lavoratori dei reparti Ril (Riparazioni industriali), Grf (Gestione rottami ferrosi), Pzl (Pulizie industriali) ed Ene (Energia). I lavoratori sono scesi sulla vicina statale 7 Appia proprio nei pressi della Direzione dell’Ilva bloccando la strada. Altre due ore di sciopero sono state proclamate per domani.

– La rabbia è tanta – aveva scritto in una nota la Fim Cisl – alla luce dell’azione poco chiara intrapresa dalla magistratura jonica. Nessuno intende criticare l’operato del Tribunale, ma senza dubbio il lavoro fin qui prodotto assume il sapore della beffa. Tutti vogliamo concorrere alla salvaguardia dell’ambiente e della salute, senza però gravare solo ed esclusivamente sulle famiglie di quanti si campano del solo stipendio che l’Ilva, ancora oggi, riesce a garantire.
Intervenendo a ‘Radio Anch’io’ il segretario generale della Fiom Cgil, Maurizio Landini, ha spiegato la mancata partecipazione alla protesta:

– Consideriamo sbagliato scioperare contro la magistratura. E’ il momento che l’Ilva – ha dichiarato -faccia gli investimenti per mettere a norma gli impianti per continuare produzione. Credo che il governo dovrebbe riflettere sui ritardi della politica industriale nell’affrontare questi temi. Per tanti anni sull’Ilva si è guardato senza intervenire. Ora tutti vogliamo l’Ilva resti aperta, ma vanno eliminati i pericoli ambientali.

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