L’Ue evita la recessione trimestre comunque negativo

Pubblicato il 14 agosto 2012 da redazione

ROMA – L’Eurozona evita per un soffio la recessione grazie alla crescita migliore del previsto di Germania e Francia. Ma i Diciassette chiudono il secondo trimestre comunque in negativo, trascinati dai maxi-debiti e dall’austerity. Una schiarita, sul fronte della crisi, arriva dalla Corte costituzionale tedesca che – spiega un portavoce – non vede ragioni per rinviare il suo verdetto sul fondo salva-Stati oltre il 12 settembre. E così il ricorso di un gruppo di accademici non potrà bloccare l’atteso via libera dei giudici di Karlsruhe al fondo Esm, indispensabile per potenziare il ‘firewall’ anti-crisi europeo e per far partire anche il contributo anti-spread della Bce. Un’ipotesi a cui le Borse non hanno comunque dato credito, vista la seduta costantemente contrassegnata dal segno più.

Parole positive sono arrivate anche dal Commissario Ue agli Affari Economici, Olli Rehn, che ha sottolineato l’irreversabilità dell’euro e promosso le misure “significative” dell’Italia “per rafforzare le riforme strutturali”. Ora “è molto importante che continui”. Sul fronte macroeconomico, tuttavia, le luci di oggi non cancellano le ‘ombre’ che aspettano l’Eurozona nella seconda parte dell’anno.

Il prodotto interno lordo dei 17 Paesi dell’euro ha chiuso il periodo aprile-giugno con un -0,2%, in linea con le previsioni, appesantito dalla frenata di investimenti e consumi: si torna in negativo per la prima volta dal 2010, cioè dall’onda lunga della grande crisi iniziata negli Usa e culminata con il disastro di Lehman Brothers. Tuttavia Eurostat ha rivisto i dati del primo trimestre e stima ora una crescita piatta contro il precedente -0,1%.

La recessione tecnica, due mesi consecutivi in rosso, è dunque evitata per un soffio, anche se gli economisti non cambiano più di tanto il quadro negativo dei mesi a venire, e in molti si aspettano un Pil in rosso nel periodo luglio-settembre, che certificherebbe la recessione. Ken Wattret, di Bnp Paribas, è convinto che quella arrivata ieri sia solo una ‘’tregua temporanea’’, mentre Martin Van Vliet di Abn Amro dice che ‘’abbiamo già un piede nella recessione’’.

E’ la locomotiva tedesca a risollevare la crescita media d’Europa: il Pil tedesco è cresciuto dello 0,3% lo scorso trimestre rispetto ai tre mesi precedenti, quando aveva segnato +0,5%, dunque una frenata che tuttavia supera le stime di un +0,2%. E un contributo arriva anche dalla Francia, seconda economia europea, che ha chiuso con un Pil invariato anzichè negativo come si aspettavano gli economisti (-0,1%), e dall’Olanda, cresciuta dello 0,2% contro il -0,3% atteso. I numeri non sono bastati a evitare l’impatto negativo sulla media europea da parte di Italia (-0,8%) e Spagna (-0,4%), per non parlare delle profonde recessioni in atto in Grecia, Irlanda, Portogallo, Cipro e Malta. E va in profondo rosso anche la Finlandia (-1%), a dimostrazione che la crisi del debito comincia ad avere un pesante impatto anche fra i ‘virtuosi’ della finanza pubblica.

L’appuntamento con la recessione su scala europea è probabilmente solo rinviato all’estate: l’attività manifatturiera e dei servizi dei Diciassette è scesa ancora a luglio, la disoccupazione viaggia all’11,2%, un tasso record. In Germania, dove secondo il governo consumi ed export hanno continuato a produrre crescita, i mesi estivi dovrebbero segnare un’ulteriore frenata e l’indice Zew sulla fiducia degli investitori indica una gelata, scendendo a -25,5. La Bundesbank si attende un indebolimento della crescita nel secondo semestre mentre Joerg Kraemer, un economista di Kommerzbank, dice che quelli di ieri potrebbero essere ‘’gli ultimi dati positivi per un po’ di tempo’’ e che ‘’l’economia tedesca potrebbe contrarsi nell’estate’’. L’Italia, terza economia dell’euro, sembra lontana dal ritorno alla crescita (Eurostat rileva un crollo dell’8,2% della produzione industriale, con la Penisola fanalino di coda dell’Ue). Mentre è la Banca di Francia a prevedere che anche Parigi farà i conti con la crescita negativa nel terzo trimestre.

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