Marò, Carrara: “Situazione non più tollerabile”

Pubblicato il 20 agosto 2012 da redazione

ROMA – “La sezione della Corte suprema indiana ha aperto il 16 agosto a New Delhi il dibattito sul ricorso italiano riguardante la sospensione del processo nello Stato meridionale del Kerala nei confronti dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Ora basta con questo rimpallarsi. Prendiamo atto della lettera del ministro Terzi dei giorni scorsi per spiegare come si sta muovendo il governo italiano, ma il Parlamento e le commissioni interessate non possono non essere preoccupati per la sorte di questi due ragazzi, in mano indiane dal febbraio scorso. Se il 28 agosto la Corte Suprema indiana non si pronuncia e rinvia sine-die, chiedo al governo italiano di assumere una posizione dura e intransigente e chiedere ancor più forte l’intervento dell’Unione europea e della Nato per far valere il diritto internazionale riguardo la posizione dei nostri due marò. Un altro giorno, un’altra settimana, un altro mese non si possono più tollerare”. Questa la nota del presidente della commissione difesa del Senato, Valerio Carrara.

Ricorso italiano aggiornato al 28 agosto
Nel frattempo è stata aggiornata al 28 agosto l’udienza sul ricorso italiano riguardo la sospensione del processo nei confronti dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Lo ha stabilito una sezione della Corte suprema indiana riunitasi a Nuova Delhi il 16 agosto.
In presenza degli avvocati designati dallo Stato italiano per la difesa dei marò, di quelli del governo centrale indiano e dello Stato meridionale del Kerala, il presidente della sezione, Altamas Kabir, ha proposto di dedicare la seduta del processo all’inquadramento generale dell’incidente avvenuto il 15 febbraio in cui sono morti due pescatori indiani.

Militari a protezione dai pirati
L’avvocato di Latorre e Girone, Harish Salve, ha illustrato la posizione italiana. In particolare, ha sottolineato come la presenza dei due militari a bordo della Enrica Lexie fosse una decisione presa dal governo di Roma sulla base di una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu riguardante la protezione delle navi nelle zone infestate dai pirati.
Salve ha sottolineato che, in base all’accordo siglato dalle autorità governative con la federazione degli armatori, i fucilieri della Marina dispiegati a bordo dei cargo e delle petroliere non erano sottomessi in situazione di emergenza al capitano dell’unità, ma operavano ispirati da una legge del Parlamento italiano.

L’incidente in “acque contigue”
Tutte le parti hanno poi concordato che l’incidente non avvenne in acque internazionali, ma in quelle contigue, che si estendono fra le 12 e le 24 miglia nautiche, e in cui la giurisdizione dello Stato è evidentemente molto ridotta.
Alla fine dell’udienza Diljeet Titus, che coordina la squadra di avvocati che difendono i marò, si è detto «ottimista sulle prospettive del processo», auspicando che presto i due possano presto tornare in Italia.

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