Crisi, Moody’s: Italia salva nel 2013

ROMA – Mezzo cammino per l’uscita dalla crisi è ormai percorso e, se l’opera di risanamento non si interromperà, la fine del tunnel potrebbe arrivare nel 2013 per Italia, Spagna e Portogallo. L’agenzia Moody’s traccia un parallelo con la crisi degli anni ‘90 di Svezia e Finlandia per dimostrare che un percorso di risanamento serio e profondo può portare il prossimo anno la dinamica del Pil a un livello pre-crisi.

Parole moderatamente ottimiste che hanno fatto balzare il listino di Milano e calare lo spread in una giornata già favorevole. Essenziali però, piuttosto che scudi anti spread o aiuti internazionali, sono le riforme, così come anche sottolinea la ‘rivale’ Fitch secondo cui le misure di austerità già varate sono sufficienti e non ne servono altre.

Per il ministro dello sviluppo, Corrado Passera, gli interventi anticiclici varati dal governo vanno nella direzione di permettere che il “2013 non sia più un anno di recessione”. Una dichiarazione che segue quella del premier Mario Monti, che alla vigilia ha parlato di un’uscita dalla crisi più vicina. Nel pomeriggio però arriva una previsione molto meno rosea dalla terza grande del rating: Standard and Poor’s ritiene più probabile per Usa e Ue una ricaduta nel pieno della crisi nel 2013, quello che in gergo tecnico di chiama ‘recessione a W’ Certo la stessa agenzia Moody’s appena qualche ora prima, in un altro rapporto, aveva ammonito che “Portogallo, Spagna e Italia continueranno in recessione il prossimo anno” stabilendo per il nostro paese un prodotto interno pari a zero o in calo dello 0,5% nel prossimo anno, dopo il -1,5-2% di quest’anno (l’ultima stima Banca d’Italia prevede un -2% quest’anno e un +0,3% il prossimo) anche a causa delle misure di austerità.

Nel suo studio sulle crisi a confronto, Moody’s rileva che uno scenario ‘svedese’ per Italia Spagna e Portogallo di uscita dal tunnel in 17 trimestri potrebbe virare, in caso di difficoltà, verso uno ‘finlandese’ e la fine della crisi rimandata al 2016. Helsinki, oggi uno dei falchi europei in termini di austerità, vent’anni fa ci impiegò ben 27 trimestri anni per uscire dalla recessione in una situazione che ora assomiglia a quella di Grecia e Irlanda. Moody’s in alcuni commenti ridimensiona poi l’ottimismo suscitato dal suo report e ricorda come l’Italia ha “ancora una forte necessità di correzioni macro e strutturali” per uscire dalla crisi. Certo il nostro paese ha compiuto “alcuni progressi in aree specifiche come ad esempio la riforma del mercato del lavoro” e può contare su alcuni punti di forza quali “l’avanzo primario”.

Anche per i ‘cugini’ di Fitch i governi non devono abbassare la guardia. L’agenzia minaccia nuovi tagli di rating per i paesi europei in caso di assenza di passi avanti e per l’Italia elenca due minacce: l’uscita di Monti prima di aver realizzato altre misure necessarie e il contagio da parte della Spagna. I due paesi nordici ora visti come esempio ne uscirono con una profonda serie di riforme nel mercato finanziario, la concorrenza e nel bilancio con un aiuto ulteriori dai tassi di cambio che spinse l’export. Vitali sono quindi ancora una volta i comportamenti dei governi e i sacrifici dei cittadini più che l’aiuto della Bce o dell’Europa.

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