Polonio sulla kefia, Arafat fu avvelenato?

PARIGI – Tracce di polonio, una sostanza radioattiva altamente tossica, sulla kefia e sullo spazzolino da denti di Yasser Arafat, morto nel 2004 per una malattia folgorante in un’ospedale alla periferia di Parigi: questi gli elementi che hanno spinto Souha Arafat, vedova del leader palestinese, a sporgere denuncia contro ignoti per omicidio. La giustizia francese ha aperto ieri un’inchiesta, i giudici dovranno appurare se Arafat è morto a causa di quel polonio e se ce ne sono tracce nella sua salma, che sarà riesumata. Ad aprire l’inchiesta è stata la procura di Nanterre, dopo la denuncia presentata da Souha Arafat il 31 luglio. In un gorgo di accuse e veleni, fra i quali molte voci sulla morte del marito e sulla destinazione del suo “tesoro”, Souha è passata all’azione. Nessuno sa davvero di cosa sia morto l’anziano leader, colpito dalla malattia nel suo quartier generale della Muqatàa, guardato a vista dagli israeliani, e trasportato all’ospedale militare di Percy, vicino a Parigi.

Secondo le ipotesi rilanciate nelle ultime settimane dalla tv al Jazira, le tracce di polonio sugli effetti personali di Arafat sarebbero state rinvenute dal laboratorio dell’istituto di radiofisica di Losanna, in Svizzera. Il polonio è la stessa sostanza che nel 2006 servì ad avvelenare a Londra l’ex spia russa Alexandre Litvinenko, nel mirino del presidente Vladimir Putin. Dopo i risultati delle analisi, l’Autorità palestinese e la vedova hanno autorizzato la riesumazione della salma. Sono convinti da tempo che Arafat sia stato assassinato. Così come il 72% dei palestinesi, stando a un recente sondaggio, il 64% dei quali danno la colpa dell’avvelenamento a Israele. In Francia, il sito on line Slate.fr ricorda che il foglio di ricovero di Arafat parlava di grave infiammazione intestinale e disturbi della coagulazione.

Lo stesso sito ipotizza un “avvelenamento” da tossine di un fungo velenoso, che darebbe proprio sintomi del genere. Ufficialmente, però, non c’è stata mai alcuna informazione chiara da parte dei medici francesi sulle cause della malattia e poi del decesso, avvenuto l’11 novembre 2004, del leader palestinese. Gli esperti di Losanna sono disposti ad andare anche subito in Cisgiordania: “Il tempo stringe – ha detto il portavoce del Centro, Darcy Christen – si può dire sia questione di settimane, non di mesi, perché la tracciabilità del polonio cala della metà ogni 138 giorni”. Secondo Christen, è necessaria una prima missione per studiare le condizioni del mausoleo in cui sono conservate le spoglie di Arafat e prendere in esame le disponibilità tecniche e scientifiche del posto. In seguito, una seconda missione potrebbe effettuare l’esame del corpo.

Condividi: