Haiti, aumentano i disagi nei campi per sfollati

PORT AU PRINCE – Tende distrutte dalle raffiche di vento, accampamenti allagati e timori crescenti per il rischio di propagazione di malattie, come il temibile colera, già responsabile in tempi recenti di migliaia di vittime: è il quadro desolante descritto dal Garr, il Gruppo di appoggio ai rimpatriati e rifugiati, dopo il passaggio, sabato scorso, della tempesta tropicale Isaac su Haiti. La rete di organizzazioni della società civile raccoglie testimonianze dei superstiti del devastante terremoto del gennaio 2010 ancora costretti a vivere in alloggi di fortuna, ricordando che secondo il bilancio fornito dalla protezione civile nel dipartimento dell’Ovest sono 13.888 le famiglie colpite dalle conseguenze della tempesta, residenti in 165 campi situati in sette comuni.

“Le condizioni già difficili in cui vivevano gli sfollati si sono aggravate” riferisce il Garr, raccontando di centinaia di evacuati in numerosi siti per i senza tetto nell’area di Port-au-Prince a causa di Isaac, che ha provocato, anche 24 vittime e sei dispersi. “Viviamo in una situazione incresciosa. Nel campo non ci sono neanche i servizi igienici. Ci siamo rivolti a tutti i numeri di emergenza per attirare l’attenzione delle autorità preposte, ma è stato come gridare nel deserto, nessuno è venuto ad aiutarci” ha raccontato Alcine, sfollato del campo Lamè Frape nella zona di Croix-des-Bouquets, a nord-est della capitale.

I soccorsi, aggiunge il Garr, si fanno attendere anche in diversi altri campi, che gli operatori della piattaforma hanno visitato. Gli sfollati di Gaston Magron, a Carrefour, 881 famiglie che hanno perso almeno un centinaio di tende, “chiedono di essere alloggiati in modo definitivo invece di pensare a spostarli in vista della prossima tempesta”. Al campo Avic, nel centro di Port-au-Prince, fin da sabato un gruppo di sfollati aveva tentato di richiamare l’attenzione del governo bloccando una strada; nove manifestanti sono stati arrestati. Al Grâce Village, a Carrefour, “gli sfollati aspettano anche il sostegno delle autorità per liberarli dalle pressioni degli agenti della sicurezza e del proprietario del terreno su cui è situato il campo” aggiuge il Garr; anche Amnesty International, visitando di recente il campo, aveva denunciato continue minacce di evacuazioni forzate e alloggi distrutti da uomini al soldo del proprietario. La notte del passaggio della tempesta, un neonato rimasto ferito non è riuscito ad essere trasportato in tempo all’ospedale perché i guardiani avevano chiuso le barriere che delimitano il campo.

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