Disoccupato un giovane su tre Sindacati: “È guerra”

ROMA – La crisi continua ad attaccare e la disoccupazione non allenta la presa facendo segnare nuovi record di persone in cerca di lavoro, soprattutto tra i giovani e chiudendo le porte al posto fisso. I dati dell’Istat sulle forze lavoro parlano chiaro: tra aprile e giugno il tasso di disoccupazione ha toccato quota 10,5%, il livello più alto dal 1999, mentre il tasso di under 25 in cerca di un impiego sale al 33,9%, come non era mai accaduto sin dall’inizio delle serie storiche, cominciate nel 1993, ovvero quasi venti anni fa. Per le ragazze del Mezzogiorno il tasso si avvicina addirittura al 50%.

Un massimo storico lo segnano anche i precari, tra dipendenti a tempo e collaboratori arrivano a circa 3 milioni di persone senza certezze sul futuro. Le stime fornite dall’Istat su luglio peggiorano ancora il quadro, con un tasso di disoccupazione al 10,7% e 620 mila ragazzi senza posto. I sindacati parlano di un vero e proprio ‘bollettino di guerra’. Ormai la quota di persone in cerca di un’occupazione è vicina alla soglia dell’11% e l’esercito di chi è a caccia di un posto conta oltre 2,7 milioni, alimentato solo nel secondo trimestre da 760 mila unità. Cifre simili si ritrovano nei dati provvisori sul mese di luglio, che registrano un forte rialzo del tasso di senza lavoro tra i giovani, superiore al 35%. Ma l’Istituto di statistica fa notare come non siano solo i giovani a soffrire, visto che circa la metà dell’aumento della disoccupazione è costituito da persone di almeno 35 anni.

D’altra parte, in molti casi, si tratta di persone che hanno perso un impiego, di licenziati. Basti pensare che gli ex occupati tra aprile e giugno rappresentano il 51% dei senza posto. Gli ultimi dati dell’Istituto di statistica suscitano reazioni preoccupate anche per quanto riguarda i precari: nel secondo trimestre i dipendenti a tempo toccano quota 2 milioni 455 mila, il livello record dal 1993. Sommando ai lavoratori con contratti a termine anche i collaboratori si arriva a più di 2,9 milioni: un ampio e certificato spaccato del più vasto mondo della flessibilità, in cui rientrano pure le partite Iva e altre forme ‘deboli’ di rapporti di lavoro. Il problema non è solo italiano: il tasso di disoccupazione dell’eurozona a luglio tocca un nuovo massimo, l’11,3%.

E un ulteriore allarme lo lancia l’Eurispes, secondo cui i redditi di una ‘’famiglia tipo non sono sufficienti a fare fronte alle spese per una vita dignitosa’’ e solo un terzo riesce ad arrivare bene alla fine del mese. I sindacati vedono nero: per il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, i dati Istat sulla disoccupazione sono di ‘’emergenza’’; secondo la Cgil i numeri sono la ‘’conferma di una legge sbagliata, da cambiare’’; la Uil parla della ‘’permanenza di uno stato di crisi socio-economico difficile da superare’’. Sulla stessa linea l’Ugl. Più positivo il presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, che spiega: ‘’I dati emersi nelle ultime settimane mostrano come l’economia italiana sembra aver interrotto la fase di caduta’’. E aggiunge: ‘’Mi aspettavo un aumento della disoccupazione più forte’’.