Raid esercito su al-Bab. Brahimi: “Missione quasi impossibile”

Pubblicato il 03 settembre 2012 da redazione

BEIRUT – Almeno 19 persone hanno perso la vita in seguito al bombardamento dell’esercito siriano sulla città settentrionale di al-Bab, a circa 30 chilometri dal confine con la Turchia. Lo riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani. I Comitati per il coordinamento locali parlano di un bilancio più alto, di almeno 25 morti. Un video amatoriale, la sua autenticità non può però essere verificata, mostra alcuni uomini cercare freneticamente di estrarre corpi dalle macerie. Secondo stime dell’opposizione, dall’inizio del conflitto, a marzo dello scorso anno, circa 26mila persone hanno perso la vita in Siria.

Violenze si riportano anche in altre parti del Paese. Secondo quanto riportano gli attivisti, almeno 5 persone sono morte e altre 23 sono rimaste ferite a Jaramana, sobborgo di Damasco, in seguito all’esplosione di un’autobomba. Scontri si registrano anche in altri sobborghi della capitale, nella regione orientale dei Deir el-Zour, a Daraa nel sud, e a Idlib e Aleppo nel nord.

Intanto, Lakhdar Brahimi, il nuovo inviato speciale di Onu e Lega araba, si prepara ad affrontare il difficile compito in cui ha fallito Kofi Annan: cercare di mettere fine alla crisi, o quanto meno aprire una strada di speranza. “So quanto è difficile. Non posso dire impossibile, ma quasi”, ha dichiarato in un’intervista alla Bbc condotta da Lyse Doucet.

“Affronto il mio ruolo con gli occhi aperti e senza illusioni che possa essere facile. Provarci è un dovere ed è quello che faremo”, ha dichiarato il diplomatico, spiegando di essere stato molto in contatto con Annan durante il suo incarico.

Fin dall’inizio, come era stato con Annan, il governo di Damasco ha garantito sostegno a Brahimi. Una posizione ribadita oggi dal ministro dell’Informazione, Omran al-Zoebi, secondo cui la Siria “darà a Brahimi ogni assistenza possibile”, come ha fatto “con Kofi Annan”. Il ministro ha quindi invitato Arabia Saudita e Qatar a “smetterla di inviare armi (ai ribelli, ndr) e a chiudere le basi di addestramento” sui loro territori.

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