Il partito separatista in testa ai sondaggi

GATINEAU – In Québec, la provincia francofona del Canada, si è votato ieri per le elezioni legislative, un test per il governo del primo ministro Jean Charest, colpito negli ultimi mesi dalle proteste degli studenti. La maggior parte dei sondaggi dà in vantaggio il Parti Quebecois (Pq), separatista, guidato da Pauline Marois. In caso di vittoria dei nazionalisti nel Quebec potrebbe essere indetto un referendum sull’indipendenza della provincia, il terzo nella storia. La Marois potrebbe diventare la prima premier donna della provincia francofona. Il liberale Charest, che governa il territorio da nove anni, aveva indetto le elezioni lo scorso primo agosto dopo mesi di manifestazioni degli studenti, che protestano contro l’aumento delle tasse universitarie.

In palio ci sono 125 seggi dell’Assemblea nazionale secondo uno scrutinio uninominale con un unico turno. Secondo diversi sondaggi, il PQ dovrebbe ottenere tra il 33 e il 34% dei consensi fra i 5 milioni di elettori (1 milione ha già votato anticipatamente), ovvero una percentuale a cavallo della soglia per formare un governo di minoranza o di maggioranza. Il partito liberale del premier uscente Jean Charest, capo del governo provinciale per 3 mandati dal 2003, viene invece accreditato del 27% delle intenzioni di voto; superato anche dalla Coalizione per il futuro del Québec, una nuova formazione guidata da François Legault, che viene data invece al 28%. Se i sondaggi si riveleranno corretti, il PQ otterrà il consenso necessario per formare quanto meno un governo di minoranza, ma non sarà in condizione di promuovere autonomamente un referendum sull’indipendenza del Québec, come ha già fatto in passato nel 1980 e nel 1995 ricevendo però una duplice risposta negativa dagli elettori. In ogni caso, la questione almeno per il momento non sembra essere ufficialmente nell’agenda del PQ, che mira piuttosto ad una maggiore autonomia e ad una politica di piccoli passi. La stessa Marois ha affermato che non promuoverà un nuovo referendum se non avrà una ragionevole certezza di vincerlo e un sondaggio condotto la settimana scorsa da Crop mostra che solo il 28% dei 7,8 milioni di abitanti del Québec aspira alla secessione della provincia dal Canada. Secondo alcune ricerche, gli elettori sono del resto più concentrati su argomenti come la sanità, le tasse e la corruzione nella pubblica amministrazione e nell’industria delle costruzioni. Charest, che secondo vari osservatori in caso di sconfitta abbandonerà la vita politica, la mette però in maniera diversa: in gioco, ha affermato, “ci saranno 2 diverse visioni del Québec e gli elettori dovranno decidere in che tipo di società vogliono vivere”.