Unicef: 1,3 mln di bambini colpiti dalle violenze della guerra

BEIRUT – Sono oltre 1 milione e 300mila i bambini colpiti dalle violenze in Siria. Il bilancio fornito dall’Unicef, comprensivo dei piccoli uccisi, feriti, rimasti orfani o privati di cure e nutrizione adeguata in patria o nei Paesi vicini, dà l’idea delle dimensioni di una tragedia di cui non si scorge la fine e che anche ieri ha richiesto il suo tributo di sangue: non meno di 97 morti, secondo i Comitati locali di coordinamento dell’opposizione (Lcc). E ancora una volta tra le vittime diversi sono i bambini. Nel bilancio della giornata, infatti, i Comitati hanno incluso 23 persone, tra i quali appunto diversi minori, trovati uccisi nelle loro case con evidenti ferite da armi da taglio a Zamalka, sobborgo orientale di Damasco investito da un’offensiva delle forze governative.

Mentre nella periferia sud della capitale intensi bombardamenti sono stati effettuati, con un bilancio di 8 morti secondo gli oppositori, sul campo palestinese di Yarmuk, dove si sono organizzati comitati anti-governativi congiunti palestinesi e siriani. I bombardamenti e i combattimenti più sanguinosi sono segnalati proprio nella capitale e nei suoi sobborghi – 59 morti in tutto – dopo la battaglia che nei giorni scorsi aveva investito Aleppo. Ma l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) afferma che combattimenti sono avvenuti anche nella provincia di Homs, dove si sono affrontati da un lato oppositori armati e dall’altro forze militari regolari e miliziani di comitati locali alawiti, la stessa branca dello sciismo di cui fa parte il presidente Bashar al Assad. Gli scontri, precisa l’Ondus, sono scoppiati quando i ribelli hanno attaccato posti di blocco governativi nei pressi di Krak des Chevaliers, dove sorge un’antica fortezza dei Crociati, e di Wadi al Nasara, la ‘valle dei cristiani’ dove sono situati diversi villaggi ortodossi. In precedenza un’altra fonte, il sito di approfondimento Syria Comment, aveva parlato della formazione nella regione di Latakia di milizie di residenti alawiti per combattere gli oppositori armati. Un nuovo preoccupante segnale per chi teme un’aperta guerra civile di carattere confessionale.

Da parte sua l’opposizione armata cerca di ricucire le divisioni interne dandosi un nuovo comandante e un nuovo nome. L’Esercito siriano libero (Esl), che raggruppa la maggior parte delle formazioni militari anti-regime, si chiamerà d’ora in poi Esercito nazionale siriano (la stessa denominazione dell’esercito governativo fedele al presidente Assad) e sarà agli ordini del generale Hajj Ali, il disertore dell’esercito governativo più alto in grado, che prende il posto del colonnello Riad al Assaad. L’obiettivo, ha detto Haji Ali al quotidiano panarabo saudita Asharq al Awsat, è quello di “unire le fila dell’opposizione armata ed evitare che nel dopo Assad possano sorgere divisioni interne, guerra civile e confessionalismo”.