Intercomites Brasile, Porta scrive ai partecipanti

Pubblicato il 11 settembre 2012 da redazione

ROMA – Impossibilitato a partecipare alla riunione dell’Intercomites del Brasile in programma a Rio de Janeiro, Fabio Porta, deputato del Pd, ha scritto ai partecipanti una lettera di saluto nella quale affronta alcune delle principali questioni oggetto della riunione.

“Cari amici, purtroppo la ripresa dell’attività’ parlamentare non mi permette di essere oggi con voi”, scrive Porta. “Ritengo di grande importanza questa riunione, per diversi motivi, e sono lieto che vi parteciperà il nuovo addetto sociale della nostra Ambasciata a Brasilia, il Consigliere Gabriele Annis. Ho già avuto modo di parlare, sia pur brevemente, con il Consigliere e sono certo che la sua precedente esperienza in Brasile e la sua competenza in materia consentiranno a lui e a tutti noi di sviluppare un lavoro comune e positivo”.

“Stiamo attraversando la più profonda crisi da quanto esistono i Comites ed il Cgie”, continua il deputato. “Le ripetute proroghe disposte dal governo sono gravi non soltanto perché sospendono nei fatti l’esercizio del diritto democratico di scegliere i nuovi rappresentanti degli italiani all’estero in questi organismi, ma soprattutto perché dalla mancanza di rinnovamento derivano due conseguenze entrambe gravi e pericolose: il mancato ingresso delle nuove generazioni nei Comitati e nel Consiglio Generale e una delegittimazione ‘de facto’ di tali organismi agli occhi dell’opinione pubblica e delle istituzioni. Senza parlare, poi, dei gravi problemi di carattere economico legati alla drastica riduzione delle risorse destinate al funzionamento di tali organismi; una situazione che dovrebbe esigere, anche da parte delle autorità italiane, una maggiore comprensione e condivisione delle relative problematiche”.

“Tante – ricorda Porta – sono poi le questioni che riguardano in maniera specifica e a volte esclusiva la grande collettività italiana ed italo-brasiliana residente in Brasile. In più di una occasione ho avuto modo di evidenziare, anche pubblicamente, i gravi ritardi e alcune inadempienze che richiederebbero un più determinato e tempestivo intervento da parte della nostra Ambasciata e, più in generale, del nostro governo. Oggi, a pochi giorni dalla chiusura ufficiale del MIB (Momento Italia-Brasile), mi sembra giusto chiedere al nostro Ambasciatore ed ai suoi validi collaboratori una maggiore attenzione a questa materia. Non mi soffermo su questioni di carattere più generale, come ad esempio le politiche di assistenza ai nostri connazionali indigenti o quelle di promozione della lingua e della cultura italiana; tematiche che so vicine alla vostra sensibilità e per le quali sono impegnato insieme ad altri colleghi parlamentari a sensibilizzare Parlamento e Governo, trattandosi di impegni che riguardano la complessità della presenza italiana all’estero”.

Quanto al Brasile, Porta ritiene “utile tornare a concentrarci sul tema della qualità ed efficienza dei servizi consolari, sulla necessaria e più volte auspicata omogeneizzazione di procedure e comportamenti e sulla soluzione della questione “cittadinanza”: punti sui quali rimane altissima la mia, e credo anche la vostra, preoccupazione. Da anni – spiega – è proprio in Brasile, e non altrove, che si concentra una abnorme e inaccettabile “fila della cittadinanza”; un accumulo di processi per il riconoscimento “ius sanguinis” della cittadinanza italiana che già nel 2007 pensavamo di eliminare grazie all’intervento della cosiddetta “task-force”. Oggi, nonostante una significativa riduzione di tale ingente numero di domande a fronte di un altrettanto importante lavoro svolto dai nostri consolati, siamo ancora di fronte ad una situazione ben lontana dall’essere risolta; i ripetuti pesanti tagli alle risorse destinati alla rete consolare ed alla stessa “task-force” hanno ovviamente impedito il successo atteso da questa operazione”.

“Crediamo – prosegue – che lo sforzo non vada accantonato e che, anzi, vada ripreso e sostenuto non solo con le opportune risorse ma con una altrettanto necessaria azione e volontà politico-istituzionale; esigiamo anche dalla nostra Ambasciata la ripresa di una costante opera di informazione e aggiornamento di tali risultati a beneficio dei rappresentanti dei Comites e del Cgie e, quindi, della nostra collettività. Poco più di un anno fa ho ritenuto mio dovere investire, per la prima volta, il Parlamento ed il Governo del problema, presentando una apposita “interpellanza urgente” sottoscritta da oltre trenta colleghi parlamentari di tutte le forze politiche. Non ponevo solo un “problema” da risolvere; facevo notare anche i grandi vantaggi che deriverebbero al nostro Paese dal consolidamento di una rilevante presenza di cittadini italiani nel Paese dove vive il maggiore contingente al mondo di “oriundi”: vantaggi non solo per l’immagine dell’Italia (relativamente all’efficienza dei servizi consolari), ma anche per le sue relazioni politiche, culturali, economiche e sociali”.

“Deve essere interesse di tutti (Parlamento, Governo, Ambasciata, Consolati, Cgie, Comites) – sottolinea con forza Porta – incontrare una soluzione a tale questione; non ho ancora perso le speranze in una possibile, pronta e definitiva soluzione. Se nelle prossime settimane non ci saranno passi in avanti significativi e’ mia intenzione promuovere in Parlamento una nuova specifica azione, con proposte mirate alla rapida eliminazione di questa assurda situazione”.
“Proposte – conclude – che dimostreranno, appunto, tutti i vantaggi diretti e indiretti per il governo italiano ed il Ministero degli Esteri, che dovrebbe quindi avere tutto l’interesse ad adoperarsi in tal senso. Se dalla vostra discussione odierna scaturissero elementi utili in tal senso sarà mia cura farne tesoro proprio in questa prospettiva. Vi auguro buon lavoro nella speranza di rivedervi presto!”.

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