Fornero, dare applicazione all’accordo del 28 giugno

ROMA – L’accordo del 28 giugno tra imprese e sindacati “è una buona partenza. Si lavora su quello”. Così il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, commentando l’incontro tra Governo e sindacati sulla produttività. “Era un accordo di tutti che è cosa importante. Bisogna dargli applicazione”.

– L’incontro tra Governo e sindacati è un inizio. Come inizio – ha detto il ministro Fornero – credo sia buono.
Fornero ha sottolineato la necessità di voler “partire” dall’accordo tra imprese e sindacati del 28 giugno 2011 che affrontava in particolare i temi della rappresentanza e delle possibili modifiche ai contratti nazionali attraverso intese aziendali.

– L’abbiamo fatta – ha detto a proposito del sostanziale non utilizzo di quell’accordo – e la lasciammo lì. Come per la riforma del lavoro dobbiamo renderla viva nella società.

Fornero ha risposto ad una domanda sulle risorse che il Governo potrebbe mettere a sostegno di un’eventuale nuova intesa tra imprese e sindacati.

– Il Governo le sta seriamente cercando – ha detto a margine di un incontro all’Unioncamere – a 360 gradi.
“Se c’é buona volontà è possibile raggiungere entro un mese” l’accordo sulla produttività tra governo e sindacati. E’ quanto ha affermato il segretario generale della Cisl, Sergio Bonanni a Tgcom 24, precisando che serve un clima positivo, “cooperazione” e non scontro. “Lo scontro -ha ribadito- è un suicidio per il paese”.

Secondo il segretario generale della Cisl, Bonanni però il governo dal canto suo deve mettere sotto osservazione tutto il sistema delle infrastrutture del paese, dalle imprese, al credito, al nodo del fisco e della legalità, facendo tutto questo con la collaborazione per risollevare un paese che ha detto ancora Bonanni “è ridotto al lumicino” dalle contrapposizioni continue.

Tempi stretti per la ricerca di un accordo tra imprese e sindacati per l’aumento della produttività: il premier Mario Monti l’ha definito “essenziale” per la crescita e l’occupazione e ha chiesto ai sindacati di portare, insieme alle imprese, “risultati concreti” entro un mese in modo di presentarsi agli appuntamenti comunitari di ottobre (l’8 l’Eurogruppo e il 18-19 il Consiglio Ue) con novità significative in questa direzione. La Cgil frena e avverte:
– La crescita – ha detto il numero uno del sindacato, Susanna Camusso – non può dipendere da quello che le parti sociali possono fare in termini di produttività aziendale. Servono interventi sulla produttività di sistema, politiche industriali ed energetiche da parte del Governo.

Il Governo ha dato il cerino in mano ai sindacati avvertendo che nel nostro Paese “il ritardo di produttività sta aumentando” rendendo le nostre imprese sempre meno competitive rispetto a quelle estere e, quindi, oggi il “recupero
della competitività delle imprese” è una “sfida” forse ancora “più importante dello spread”.

– Così come il governo, bene o male, sta facendo il meglio che può per migliorare la situazione – aveva detto il presidente del Consiglio prima che cominciasse l’incontro a palazzo Chigi – ci aspettiamo, anzi esigiamo a nome del Paese e dei cittadini che imprese e sindacati facciano qualcosa di più con il loro diretto e congiunto impegno.

L’obiettivo è tra gli altri quello di implementare l’accordo del 28 giugno 2011 (su rappresentanza e possibilità di deroghe ai contratti nazionali con le intese aziendali), di fatto ancora inutilizzato (e non recepito nei contratti nazionali come previsto). Il Governo – ha assicurato il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera, che coordinerà il confronto tra le parti – è pronto a mettere le “poche risorse che ha” a “supporto” di queste eventuali intese.
– Avete fatto accordi e contribuito a leggi sagge – ha detto al tavolo – vi chiediamo di usarli di più e applicare concretamente gli strumenti che già avete a disposizione per creare produttività.

– Non abbiamo preso impegni concreti, era la ripresa di un dialogo finalizzato ad aumentare la produttività del sistema Italia -, dice il ministro del Lavoro, Elsa Fornero.

E’ probabile che la strada sia quella di rifinanziare la detassazione sugli straordinari e sui premi di produttività (introdotta dal Governo Berlusconi e depotenziata dal Governo Monti). I temi al centro del confronto per il rilancio della produttività saranno l’organizzazione aziendale (e la maggiore flessibilità) e gli orari di lavoro.

– Ci sono margini – ha detto Passera – per mettere più soldi in tasca alla gente – precisando però che “senza aumenti di produttività, aumenti salariali saranno impossibili”.

Ma la Cgil frena sulla possibilità che si trovi un’intesa con le aziende in tempi brevi e soprattutto sulla possibilità che il tema si limiti all’impegno delle parti sociali:
– Per noi non ci sono scadenze – ha detto Camusso al termine dell’incontro – il governo ci dica quando inizia a fare dei provvedimenti che servono a rimettere in moto il Paese.

“Non c’é assolutamente alcun impegno” da parte dell’esecutivo che “continua a immaginarsi una incentivazione semplicemente al maggior lavoro” in una stagione di “cassa integrazione e di licenziamenti e di riduzione della produzione”. La Cisl apprezza invece il via al confronto e con il leader, Raffaele Bonanni, sottolinea:
– Sono stati smentiti i gufi anticoncertazione. Siamo disposti a lavorare insieme sugli elementi che ostacolano la maggiore produttività per alzare i salari, oggi troppo bassi.

Disponibile al confronto si è detta anche la Uil avvertendo che la crescita passa per la “detassazione di salari e pensioni”, mentre l’Ugl si dice pronta alla trattativa “purché si rimettano soldi in tasca dei lavoratori”.