Continua la protesta del gruppo “Insegnare all’estero”

ROMA\ aise\ – Una protesta contro i tagli ai fondi per l’insegnamento dell’italiano all’estero e, in particolare, ai posti degli insegnanti italiani inviati da Mae e Miur nelle strutture scolastiche nel mondo.

A portarla avanti, tra gli altri, è anche un gruppo nato su Facebook – Insegnare all’estero – che ad oggi conta 6300 iscritti. Da una di loro, Fabrizia Mariconda, riceviamo e pubblichiamo un “grido di dolore” perché “è solo l’Italia che taglia sistematicamente sulla cultura, formazione e istruzione in questa nostra Europa sempre più distante e noi tutti sappiamo che questo significa privare un popolo delle proprie radici, delle basi sulle quali costruire il proprio futuro, della propria identità”.
“Egregio Direttore, sono uno dei 6300 docenti iscritti al gruppo FB “insegnare all’estero”, ho partecipato alle selezioni linguistiche indette dal MAE a dicembre 2011 per insegnare nelle scuole pubbliche e nelle Università in giro nel mondo. A quel concorso abbiamo partecipato in più di 20000 persone e la legge sulla Spending Review non si è dimenticata di noi!

Il MAE opererà, a partire da quest’anno scolastico, tagli per il 40% su un contingente di 1000 persone da inviare nelle istituzioni scolastiche italiane, pubbliche, che si trovano all’estero. Cosa potranno fare queste scuole se non rivolgersi a quello che viene loro offerto da agenzie private? Persone chiamate a insegnare, senza titolo e senza che siano dipendenti del MIUR: la privatizzazione strisciante della scuola passa anche per queste piccole sottigliezze messe in essere al di fuori dei confini nazionali!

Inoltre direi che a dir poco stupisce il fatto che il MAE abbia operato tagli non sul proprio personale, ma su quello di un altro Ministero, il MIUR, riuscendo così a non applicare i principi dettati dalla Spending Review al proprio interno!
Ancora, si insiste tanto sulla diffusione della cultura italiana nel mondo per attirare capitali, per incentivare il turismo nel nostro paese, per far meglio conoscere il nostro enorme patrimonio artistico culturale e non si trova niente di meglio da fare che tagliare la presenza sul terreno dei veri “ambasciatori” del nostro essere italiani?

Perché vede, gentile direttore, altro noi non facciamo che insegnare a bambini, adolescenti e studenti stranieri ad amare l’Italia. Il nostro è un vero grido di dolore non tanto perché ci sentiamo presi in giro, ma perché è solo l’Italia che taglia sistematicamente sulla cultura, formazione e istruzione in questa nostra Europa sempre più distante e noi tutti sappiamo che questo significa privare un popolo delle proprie radici, delle basi sulle quali costruire il proprio futuro, della propria identità. Fabrizia Mariconda”

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