Scontri tra minatori: un morto e 7 feriti

LA PAZ – Un uomo è morto e almeno altri sette sono rimasti feriti in confusi scontri avvenuti a La Paz tra minatori autonomi e contrattualizzati dello Stato opposti da un’accesa disputa per il controllo del giacimento di stagno e zinco di Colquiri, 160 km a sud della capitale, nazionalizzato nel giugno scorso. Da una parte si schierano i minatori delle cooperative che chiedono al governo di rispettare le sue promesse ed autorizzarli a sfruttare il filone denominato Rosario, dall’altra gli affiliati alla Corporación Minera de Bolivia (Comibol, statale) che esigono la nazionalizzazione completa del giacimento.
Con queste rivendicazioni, provenienti da diverse regioni del paese andino, come accaduto già nelle ultime settimane a migliaia si sono concentrati ancora una volta a La Paz. Un gruppo di minatori autonomi ha attaccato con cariche di dinamite la sede della Federazione dei lavoratori minerari della Bolivia, sindacato degli statali: uno dei dimostranti è rimasto gravemente ferito ed è in seguito deceduto, secondo la ricostruzione del governo. Il vice-ministro degli Interni, Jorge Pérez, ha condannato i disordini chiedendo l’apertura di un’inchiesta. Ha anche negato qualsiasi responsabilità da parte delle autorità: “Abbiamo profuso ogni sforzo – ha detto – per evitare tutto questo. E’ uno scontro tra fratelli che aggrediscono La Paz e i suoi cittadini”.
Il conflitto sulla miniera di Colquiri è scoppiato circa tre mesi fa, quando il governo ha cancellato l’autorizzazione a operare concessa dieci anni orsono all’azienda Sinchi Wayra, sussidiaria della svizzera Glencore. L’esecutivo aveva invitato minatori indipendenti e contrattualizzati dello Stato ad accordarsi sullo sfruttamento condiviso del giacimento, assegnando, tuttavia, dopo intensi negoziati, il ricco filone del Rosario ai primi e scatenando di conseguenza il malcontento dei secondi che già patirono le conseguenze della repressione e delle privatizzazioni negli anni delle dittature.
I minerali sono la seconda voce delle esportazioni boliviane dopo il gas: lo scorso anno le vendite all’estero hanno raggiunto un valore di circa 4 miliardi di dollari, pari al 40% dell’export complessivo. La crescita dei prezzi dei minerali sui mercati internazionali ha scatenato la corsa allo sfruttamento in un paese in cui attualmente sono oltre 100.000 i minatori autonomi che chiedono maggiori concessioni al governo.