Cattolici: “Lo Stato fermi gli atti vandalici”

Pubblicato il 20 settembre 2012 da redazione

GERUSALEMME – Dopo una serie di attacchi vandalici contro siti cristiani in Israele, la comunità cattolica ha lanciato per la prima volta un appello pubblico alle autorità affinché prendano una posizione chiara contro le violenze. A farlo è stato il reverendo Pierbattista Pizzaballa, uno dei principali funzionari cattolici nella Terra santa, che ha dato voce a preoccupazioni per i rapporti tra ebrei e cristiani in Israele. “Credo che l’atmosfera principale sia l’ignoranza”, ha spiegato, dando la colpa a entrambe le parti. Siccome la popolazione cristiana nel Paese è molto ristretta, “non esistiamo per la maggioranza, che ha altre priorità”, ha sottolineato il reverendo. “Dall’altra parte – continua – noi stessi, come minoranza, non abbiamo investito abbastanza energie e iniziative” per raggiungere l’attenzione degli ebrei israeliani.
L’appello arriva dopo l’attacco di due settimane fa al monastero trappista di Latrun, vicino Gerusalemme. Un gruppo di vandali aveva dato fuoco al portone e imbrattato i muri dell’edificio con la scritta ‘Gesù è una scimmia’. Il gesto ha spinto le autorità cristiane, tra cui Pizzaballa, a emettere una rara dichiarazione chiedendo un intervento del governo. “Purtroppo – si legge nella nota – quanto accaduto a Latrun è solo uno di una lunga serie di attacchi contro i cristiani nel loro luogo di culto. Cosa sta succedendo alla società israeliana che permette ai cristiani di essere trattati come capri espiatori e colpiti da questi atti di violenza?”.
Le autorità israeliane, prosegue il comunicato, “dovrebbero mettere fine a questa violenza insensata e assicurare l’insegnamento del rispetto nelle scuole di tutti coloro che chiamano ‘casa’ questa terra”. Nonostante il governo di Tel Aviv abbia condannato le violenze e la polizia abbia promesso di portare i responsabili davanti alla giustizia, due settimane dopo l’assalto al monastero non ci sono ancora stati arresti. Pizzaballa ha chiesto espressamente allo Stato di fare di più per fermare i crimini d’odio religioso. “È importante che il governo non condanni solo, ma lavori e prenda iniziative per interrompere questo fenomeno”, ha affermato. I cristiani in Israele sono circa 155mila, pari a meno del 2% della popolazione totale di 7,9 milioni. Tre quarti di questa è composta da arabi, mentre la parte restante si divide tra cristiani ortodossi e cattolici, lavoratori stranieri e migranti africani.

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