Tragedia sull’Himalaya, ricerche ormai inutili

Pubblicato il 24 settembre 2012 da redazione

KATHMANDU – Le squadre di soccorso hanno ripreso le ricerche dei dispersi sul monte Manaslu – ottava vetta del mondo (8.156 metri) nella catena dell’Himalaya – dopo la valanga che ha colpito domenica mattina il campo base n.3 causando la morte di 13 alpinisti, fra cui l’italiano Alberto Magliano. C’è incertezza sulle cifre di quanti potrebbero essere rimasti sotto la neve. Il ministero del Turismo nepalese ha fatto ieri la cifra di sette, ma i media a Kathmandu sostengono che potrebbero essere molti di più. In serata le ricerche sono state interrotte
Le fonti nepalesi parlano di un massimo di undici vittime, ma domenica il veterano alpinista italiano Silvio Mondinelli ha detto di avere “personalmente contato 13 cadaveri”. Nella zona del campo base n. 3, a 6.600 metri di quota, le condizioni meteorologiche non sono favorevoli e quindi le ricerche dei dispersi procedono fra grandi difficoltà. Responsabili locali hanno segnalato che nel momento della valanga c’erano 231 fra scalatori e guide impegnati nell’ascensione dell’ottava più alta vetta del mondo nell’Himalaya, anche se non tutti si trovavano nella zona dell’impatto della slavina. Da parte sua il ministero del Turismo nepalese ha precisato che gli alpinisti appartenevano a cinque differenti agenzie di trekking: Thamserku Trekking, Cho Oyu Trekking, Himalayan Guides Nepal Treks and Expeditions, Seven Summit Treks ed Express.com. Secondo il quotidiano The Himalayan Times, infine, al momento della tragedia “oltre 50 persone dormivano al campo base n.3 e di queste 18, ferite, sono state soccorse e trasferite in ospedale”.
Gli italiani Silvio Mondinelli, Christian Gobbi e Marco Confortola, che facevano parte della spedizione, sono illesi. In tutto, ha riferito il console italiano a Calcutta, sono 9 i connazionali impegnati nella spedizione. Lo stesso Mondinelli ha confermato in una telefonata ad Agostino da Polenza il pesante bilancio di almeno 13 morti, con la precisazione che “è probabile che sotto la valanga ce ne siano altri”.
Secondo la ricostruzione dell’incidente fatta da Mondinelli, un seracco di ghiaccio si è staccato prima dell’alba dal fianco della montagna e cadendo avrebbe provocato una valanga che si è abbattuta sul campo base n.3 del Manaslu che si trova a 7.000 metri di quota. Data l’ora, tutti gli alpinisti stavano dormendo nelle tende con gli sherpa e sono quindi stati investiti in pieno dalla enorme massa di neve e ghiaccio.
Per spiegare la morte di Magliano, Mondinelli ha detto che “probabilmente la tenda di Alberto era più pesante della nostra dato che conteneva anche delle bombole di ossigeno e quindi il peso gll ha impedito di saltar fuori dalla slavina”. Squadre di soccorso hanno raggiunto in elicottero il luogo dell’incidente, recuperando i cadaveri affiorati, organizzando il recupero di quelli ancora sotto la neve, e trasferendo i feriti, fra cui almeno cinque tedeschi, in ospedali di Khatmandu.
Il corpo di Alberto Magliano sara’ cremato nei prossimi giorni a Kathmandu. La cerimonia funebre si svolgera’ secondo il rito buddhista. In seguito le ceneri saranno riportate in Italia. Lo ha riferito Silvio ‘Gnaro’ Mondinelli, compagno di cordata di Magliano, sopravvissuto miracolosamente alla slavina.

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