Codazzi, tariffe su e genitori in protesta

CARACAS – I genitori degli alunni dell’istituto paritario privato Agústin Codazzi sono sul piede di guerra. A scatenare le proteste è stata la decisione da parte dell’associazione civile di aumentare del 100 % il costo di iscrizione e rette mensili alla sezione italiana del collegio. Ad accendere gli animi ha contribuito anche la scelta, quantomeno discutibile, della giunta direttiva della Codazzi di comunicare il rincaro a una settimana dall’inizio delle lezioni.

 

Denuncia all’Indepabis

“È un sopruso, se fossimo venuti a conoscenza degli aumenti con il dovuto anticipo ci avremmo pensato bene prima di iscrivere i nostri figli alla Codazzi”, accusano i genitori.

Madri e padri degli studenti non hanno perso tempo e basandosi sulla legislazione venezuelana, che autorizza aumenti annuali delle tariffe scolastiche solo se inferiori al 10 % e con il consenso unanime dell’assemblea dei genitori, hanno provveduto a presentare denuncia presso l’Indepabis (Istituto per la Difesa delle Persone nell’Accesso ai Beni e Servizi) e hanno annunciato l’imminente costituzione di una ‘Società di Genitori e Rappresentanti’. Una ‘Società’ che permetterebbe ai genitori di ricevere donazioni da destinare alla scuola, realizzare in prima persona le riparazioni giudicate necessarie, chiedere un rendiconto finanziario, un bilancio supportato dalla presentazione di fatture.

“Non è possibile che nel 2011 le mensilità ammontassero a 1.830 bolívares e adesso siano passate a 3.500, la quota d’iscrizione è salita da 3.500 Bs.F., a famiglia, a 5.000 per ogni nuovo iscritto e da 1830, a famiglia, a 3.500, ad allievo, per chi già era immatricolato presso l’istituto. È una misura assolutamente inspiegabile, una violazione dei diritti dei nostri figli e di noi come genitori”, denuncia la madre di uno degli allievi.

 

Morosità al 45%

La scuola, che riceve un contributo annuale dal governo italiano (nel 2011 è stato di 17.000 euro), giustifica la sua scelta lamentando un 45% di insolvenza da parte dei genitori nel pagamento delle rette relative all’anno accademico 2011/2012 ed evidenziando un aumento del 20% del salario retribuito al personale scolastico.

“Aumenti di una tale portata sono assolutamente ingiustificabili, le strutture sono in degrado, la manutenzione scarsa, l’auditorium è chiuso da tempo, il ‘salón maternal’ l’hanno appena chiuso, il laboratorio di fisica non è attivo, in uno dei saloni dell’asilo ci sono filtrazioni che portano ad un gocciolamento costante”, ribattono i genitori per cui “la morosità è un problema di natura amministrativa che non compete loro nè il comitato che li rappresenta”.

Il timore di alcuni genitori è che l’associazione abbia intenzione di chiudere i battenti: “Sembra quasi che i soci vogliano mandarci via, è già successo due anni fa alla Bolívar-Garibaldi – ricordano –, basti pensare che 8 anni fa alla Codazzi, includendo nel calcolo la sezione venezuelana dell’istituto, c’erano 1200 iscritti mentre lo scorso anno si sono immatricolati solamente in 420”.

“Non c’è nessuna aspirazione a far crescere il collegio, manca anche una figura che faccia da mediatore tra il comitato dei genitori e la giunta direttiva, è un attegiamento davvero strano, un fatto grave”, denuncia una delle madri.

 

Appello consolare

Figura intermedia che in questo caso potrebbe essere rappresentata dal Console Giovanni Davoli che, raggiunto al telefono dalla Voce, si è detto interessato affinché si giunga al più presto a “una soluzione che accontenti tutti per il bene dei minori e della comunità”.

Il Console che ha assicurato di “seguire il proceso da vicino” e di “essere in contatto con la proprietà della Codazzi” ha auspicato “un miglioramento delle strutture” pur cosciente che “l’insolvenza cui deve far fronte l’associazione è alta”.

Davoli ha chiuso il suo intervento nella forma di un appello alle due parti: “Mi rivolgo ai genitori e ai soci dell’associazione – l’invito del Console – affinchè vengano messi da parte litigi e polemiche e ci si riunisca di nuovo tutti insieme attorno ad un tavolo, come è già successo in passato”.

Giovanni Di Raimondo