Siria, ministro Esteri all’Onu: “Basta sostenere terrorista”

NEW YORK – Da più di un anno il nostro Paese “sta affrontando un terrorismo organizzato che colpisce i nostri cittadini, le nostre risorse umane e scientifiche, l’establishment nazionale, e anche molti dei punti di riferimento storici e archeologici della Siria con attacchi terroristici, omicidi, massacri, saccheggi e attività di sabotaggio che hanno inorridito i cittadini in molte parti della Siria”. Con queste parole il ministro degli Esteri siriano Wadi al-Moallem si è rivolto alla 67esima Assemblea generale delle Nazioni unite, davanti a cui ha accusato esplicitamente “alcuni membri del Consiglio di sicurezza” di sostenere il terrorismo. Nel suo discorso, al-Moallem ha fatto riferimento all’attentato avvenuto a Damasco sabato, per cui ha rivendicato la responsabilità “un gruppo terroristico dal nome ‘Jabhat al-Nusrah’, uno dei rami di al-Qaeda”. A questo proposito, ha aggiunto, “non è una sorpresa che il Consiglio di sicurezza non abbia condannato questa e altre azioni terroristiche, perché alcuni dei suoi membri sostengono questi atti”.

Basta appoggio ai ribelli
Nel suo intervento, il ministro ha poi affibbiato, come già in passato, forti responsabilità sull’andamento del conflitto ai Paesi che hanno garantito il proprio sostegno ai ribelli. “Ci chiediamo – ha affermato al-Moallem – fino a che punto le dichiarazioni di Qatar, Arabia Saudita, Turchia, Usa e Francia, che chiaramente inducono e sostengono il terrorismo in Siria con denaro, armi e combattenti stranieri, siano in linea con le responsabilità internazionali di questi Paesi a combattere il terrorismo”. “Una delle ironie a cui ci troviamo davanti – ha proseguito il membro del governo di Damasco – è rappresentata dall’incoraggiamento agli estremisti di Paesi che si trovano all’interno e all’esterno della nostra regione a recarsi ai confini della Siria, a entrare nel Paese, a condurre atti terroristici sotto il nome di ‘jihad’, in collaborazione con terroristi dall’interno. E questo fatto è confermato dai rapporti di osservatori internazionali e arabi”.

Crisi rifugiati
Anche in merito alla crisi dei rifugiati, al-Moallem ha puntato il dito contro i ribelli armati. “Mentre il mio governo sta lavorando duramente per andar incontro alle esigenze di base dei cittadini costretti a lasciare le proprie case dalle violenze dei gruppi armati – ha detto – alcuni hanno cercato di fabbricare una crisi dei rifugiati incitando i gruppi armati a intimidire i civili siriani nelle aree di confine e forzandoli a fuggire nei Paesi vicini”.
Al-Moallem ha poi criticato coloro che hanno chiesto con insistenza le dimissioni del presidente Bashar Assad, definendo questi atteggiamenti come “un’interferenza spudorata” negli affari domestici siriani. Il popolo, ha proseguito il ministro, “è l’unico autorizzato a scegliere il proprio futuro e la forma del suo Stato”, ed “è colui che sceglie la sua leadership attraverso le urne, le quali rappresentano la più importante via verso la democrazia e l’espressione”.
Prima del suo intervento all’Assemblea generale, al-Moallem ha incontrato il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon. Quest’ultimo, secondo quanto si legge in una nota diffusa dal suo ufficio, ha ricordato “nei termini più forti i
continui omicidi, la distruzione massiccia, gli abusi dei diritti umani, gli attacchi aerei e di artiglieria commessi dal governo” di Damasco. Ban Ki-moon ha poi “sottolineato che a morire ogni giorno è la gente siriana, e ha esortato
il governo della Siria a mostrare compassione per il suo stesso popolo”.

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