Pdl, il Cavaliere conferma: “Passo indietro per unire i moderati”

Pubblicato il 09 ottobre 2012 da redazione

ROMA  – Il primo a smorzare gli entusiasmi sulla decisione di non candidarsi per favorire l’unità dei moderati è Silvio Berlusconi in persona. Il Cavaliere, che ieri aveva lasciato ad Angelino Alfano il ruolo di apripista, intervenendo di buon mattino alla trasmissione ‘Mattino Cinque’ evita il tono enfatico, tipico dell’annuncio ma ci tiene a ribadire in modo chiaro di essere pronto a ”fare passi indietro” per favorire l’unità dei moderati. Non solo, l’ex capo del governo va oltre lanciando ufficialmente l’opa su Mario Monti, indicato come possibile leader di una coalizione di moderati.

Quello che per l’ex premier non sembra una novità rappresenta però un fulmine a ciel sereno per il mondo politico ed in particolare fa ‘drizzare le orecchie’ a chi, come Casini e Fini, hanno fatto del Monti bis la loro bandiera. La decisione dell’ex capo del governo di intervenire personalmente sulla vicenda da un lato ha come obiettivo quello rafforzare la dichiarazione di Alfano, mentre dall’altro ha lo scopo di mettere in chiaro di essere lui e non altri nel Pdl, il ‘regista’ dell’operazione.

Berlusconi ai suoi d’altronde ha sempre confidato di non essere pienamente convinto di voler tornare ancora una volta in prima linea nell’agone politico. Una tesi, racconta chi ha avuto modo di parlargli negli ultimi giorni, rafforzata dai sondaggi poco lusinghieri e dalla preoccupazione di essere comunque percepito come un leader del passato rispetto alla novità che rappresenta Matteo Renzi.

Questo non vuol dire che l’ipotesi di ‘ridiscendere’ in campo per l’ennesima volta sia del tutto abbandonata. Anzi, la ‘mossa’ di fare un passo indietro ha come obiettivo quello di stanare Pier Ferdinando Casini: Se il progetto non va in porto – è il ragionamento dell’ex capo del governo – dovremo essere chiari con gli elettori e spiegare che Pier ha consegnato il Paese alla sinistra. E sono proprio le intenzioni poco chiare dell’ex capo del governo a non convincere il resto dei protagonisti di un ipotetico rassemblement dei moderati.

Mario Monti si tiene lontano dal prendere una posizione avendo fatto a suo tempo capire di essere a disposizione non come ‘bandiera’ di un partito ma, in un progetto ampio, che veda coinvolte come ora diverse forze parlamentari. Il resto dei protagonisti, da Casini in poi, per il momento decide di rimanere alla finestra in attesa di capire fino in fondo quale sia il ‘gioco’ del Cavaliere.

L’ex presidente della Camera non nasconde lo scetticismo dicendosi pronto ad ”accettare la sfida, ma non gli inganni” e soprattutto ricordando di essere abituato alle ”giravolte” del Cavaliere. Non chiude ufficialmente la porta Luca Cordero di Montezemolo che nei piani di Berlusconi sarebbe un’altra personalità adatta a guidare un polo dei moderati. L’ex presidente Ferrari tace, a parlare è la sua associazione Italia Futura che definisce ‘un fatto importante e di grande responsabilità” il passo indietro di Berlusconi osservando tuttavia che il rinnovamento della politica debba andare ben oltre i leader di partiti e investire tutta la classe dirigente”.

Per Gianfranco Fini, altro protagonista chiamato in causa dal Cavaliere, il gesto dell’ex premier può avere ”un seguito solo ed esclusivamente se l’unità dei moderati la si intende e la si costruisce sulla base di un comune programma di governo”. Chi non e’ interessato al progetto di una grande coalizione è invece Pier Luigi Bersani che invita a ”non tirare per la giacca Monti” perchè, avverte il leader del Pd, ”questo fa male al Paese”.

L’annuncio del Cavaliere, pur mettendo d’accordo, almeno ufficialmente, lo stato maggiore del partito (l’argomento sarà approfondito molto probabilmente in un vertice oggi) non convince esponenti di primo piano come Beppe Pisanu, tra i primi a chiedere che si andasse oltre i confini del Popolo della libertà.

– Un agglomerato indistinto che raccolga tutto quello che c’è contro la sinistra non è realizzabile – dice l’ex ministro dell’Interno che per questo giudica ”positive ma necessariamente circospette” le risposte di Fini e Casini.

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