Armstrong usò “il più sofisticato piano di doping della storia”

NEW YORK – “Le prove dimostrano al di la’ di ogni dubbio che la Us Postal ha messo in atto il programma di doping piu’ sofisticato, professionale e di successo che lo sport abbia mai visto”. Cosi’ l’Usada, l’agenzia antidoping statunitense, in un comunicato nel quale annuncia l’invio della “decisione motivata” sul caso di Lance Armstrong e di tutte le informazioni di supporto all’Unione ciclistica internazionale. Una volta ricevuto il dossier di oltre mille pagine, l’Uci dovra’ esprimersi sulla radiazione del texano e sulla cancellazione dei sette titoli che ha vinto al Tour de France decisi dall’Usada. Secondo l’agenzia antidoping statunitense dai documenti e dalle testimonianze emerge in modo inconfutabile “un doping di squadra sistematico e altamente professionalizzato” da parte dell’Us Postal, l’ex squadra di Armstrong.
Secondo l’Usada le prove contro l’Us Postal sono “schiaccianti” e dimostrate nelle oltre mille pagine del dossier, che comprende la testimonianza sotto giuramento di 26 persone, tra cui 15 corridori a conoscenza del sistema messo in piedi dal team. Il dossier inviato all’Uci comprende anche documenti di natura finanziaria e prove di pagamenti, e-mail, dati scientifici e risultati dei test di laboratorio che dimostrano ulteriormente l’uso, il possesso e la distribuzione di sostanze dopanti da parte di Lance Armstrong e dell’Us Postal, “una squadra che ha ricevuto decine di milioni di dollari dai contribuenti americani in finanziamenti”, fa notare l’agenzia antidoping americana.
Nel dossier dell’Usada vengono resi noti per la prima volta i nomi degli 11 ex compagni di squadra del texano all’Us Postal che hanno testimoniato contro di lui: si tratta di Frankie Andreu, Michael Barry, Tom Danielson, Tyler Hamilton, George Hincapie, Floyd Landis, Levi Leipheimer, Stephen Swart, Christian Vande Velde, Jonathan Vaughters e David Zabriskie.
I sei corridori ancora in attivita’ che hanno collaborato, Leipheimer (Omega Pharma-QuickStep), Vande Velde (Garmin-Sharp), Zabriskie (Garmin-Sharp), Danielson (Garmin-Sharp), Barry (Sky) e Hincapie (Bmc), “sono stati sospesi e squalificati in modo appropriato come da regolamento”, scrive ancora l’Usada.
“C’e’ voluto un coraggio enorme per farsi avanti e dire la verita’. Non e’ facile ammettere i propri errori e accettare le punizioni. Ma questo e’ cio’ che questi corridori hanno fatto per il bene di questo sport e per i giovani ciclisti che sperano di realizzare un giorno i loro sogni senza fare ricorso a farmaci e metodi pericolosi”, scrive l’Usada nella nota.
Anche altri due membri del team, il dottor Michele Ferrari e il dottor García del Moral, sono stati squalificati a vita. Johan Bruyneel, ex direttore sportivo dell’Us Postal, il medico della squadra Pedro Celaya e l’allenatore José ‘Pepe’ Martí hanno invece deciso di contestare le accuse e di andare all’arbitrato: saranno ascoltati sotto giuramento in un procedimento davanti a giudici indipendenti. “Le prove dimostrano che il ‘codice del silenzio’ sull’uso di sostanze dopanti nel ciclismo e’ andato in frantumi, ma molto ancora c’e’ da fare. Dal primo giorno -prosegue l’Usada- abbiamo sempre sperato che questa indagine potesse chiudere questo capitolo inquietante della storia del ciclismo e ci auguriamo che lo sport usera’ questa tragedia per evitare che si ripeta ancora”.
L’Usada si esprime poi a favore di una sorta di amnistia dell’Uci a favore di quei corridori che collaborano per smascherare pratice vietate. “Pur apprezzando gli argomenti a favore e contro un simile programma, riteniamo che consentire a soggetti come i corridori citati oggi di farsi avanti e riconoscere la verita’ sul loro passato ricorso al doping possa essere l’unico modo per smantellare veramente il resto del sistema che ha permesso il proliferare di questa ‘era dell’Epo e del doping sanguigno’”.