L’Italia sfida la Danimarca col dubbio Buffon

Pubblicato il 15 ottobre 2012 da redazione

COVERCIANO – Gianluigi Buffon non è sceso in campo per l’allenamento della nazionale neanche ieri, a Coverciano, nell’ultima seduta di lavoro prima della partenza per Milano. Il portiere azzurro si è sottoposto a terapia per l’affaticamento muscolare all’adduttore sinistro, in serata ha provato nell’allenamento al Meazza di Milano per vedere se è disponibile per Italia-Danimarca di oggi. A riposo anche Giovinco, mentre il resto della squadra ha lavorato sul campo prima per una parte atletica, poi per una tattica. E’ intanto nato il primogenito di Christian Maggio, Matteo: il difensore del Napoli, che aveva lasciato ieri mattina il ritiro azzurro di Firenze, si unirà alla nazionale a Milano.

Le polemiche
“Si comprende l’attenzione per Juventus-Napoli, anche se siamo all’ottava di campionato e siamo molto indietro sulla situazione che si chiarirà su quello che sarà l’andamento del campionato. C’è una eccessiva attenzione e strumentalizzazione, da chiunque provenga, su fatti normali”. Il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, interviene così sulle polemiche relative all’infortunio di Buffon a pochi giorni da Juventus-Napoli: “Buffon? Come tutti i giocatori infortunati si farà una valutazione da parte del tecnico e dello staff medico e se si potrà utilizzare si farà”.
“Juventus-Napoli è una gara importante – aggiunge Abete a Radio Anch’Io lo Sport – ma noi giochiamo solo 10 partite per qualificarci ai Mondiali di Brasile 2014, servirebbe maggiore rispetto per una squadra che rappresenta l’intero paese”.
“Siamo abituati a convivere con le polemiche e le faziosità, ma l’Italia – prosegue Abete – è quella che risponde meglio nei rapporti con i club. Ci sono club che nelle olimpiadi di Pechino hanno richiesto indietro i giocatori che giocavano con le loro squadre, è accaduto in Germania e Svizzera. E’ comprensibile che ci sia l’esigenza, la necessità di rendere compatibili gli impegni delle nazionali con il lavoro dei club, ma è importante che si faccia con intelligenza reciproca. Giocare in nazionale è non solo un impegno per i giocatori ma anche una valorizzazione. Pensiamo a cosa ha significato l’under 21 per la valorizzazione dei giocatori”.

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