CASA MONTECARLO: PM, irrilevante di chi è la casa

Pubblicato il 18 ottobre 2012 da redazione

ROMA – ‘’Circostanze già note’’. A piazzale Clodio i magistrati che hanno indagato sulla vicenda dell’immobile ceduto da una nobildonna romana ad An, poi venduto nel 2008 ad una società off-shore ed affittato al fratello di Elisabetta Tulliani, compagna del presidente della Camera Gianfranco Fini, non si mostrano sorpresi dalle rivelazioni dell’Espresso, né interessati da un punto di vista giudiziario.
Il settimanale – sulla base di carte sequestrate al ‘re’ delle slot machine, Francesco Corallo – scrive, in sostanza, che ad acquistare per 300 mila euro in contanti l’appartamento di boulevard Charlotte 14 sarebbe stato un fiduciario dello stesso Giancarlo Tulliani. Si tratta di James Walfenzao. Questi, infatti, non solo era il rappresentante legale della Printemps, la società dello stato caraibico di Santa Lucia che nel luglio 2008 acquistò da An l’appartamento, ma – rivela adesso L’Espresso – fu utilizzato dal cognato di Fini, sempre nel 2008, anche per aprire una società di compravendite immobiliari di cui finora non si era mai sentito parlare, la ‘Jyden Holding’.
In ambienti della procura di Roma si sottolinea, però, non solo che il nome di Walfenzao era noto agli inquirenti, ma che si sapeva anche che c’era Tulliani dietro alle società off-shore che si sono succedute nella proprietà dell’ appartamento. Il fatto è che, ai fini dell’inchiesta in cui si ipotizzava il reato di truffa, è ininfluente chi sia stato l’effettivo acquirente: proprio con queste argomentazioni, del resto, i pm hanno chiesto e ottenuto l’archiviazione. Quando, così, arrivarono gli atti del governo di Santa Lucia sulla titolarità delle società off shore che si sono succedute nella proprietà dell’immobile monegasco (si parlava di tre società – la ‘Printemps Ltd’, la ‘Timara Ltd’ e la ‘Jaman directors Ltd’ – di cui Tulliani sarebbe stato il titolare) la procura definì quelle carte ‘’del tutto irrilevanti circa il ‘thema decidendum’’’.
Secondo i pm, infatti, ‘’quale che sia il reale acquirente dell’immobile’’, l’inchiesta andava archiviata per la ‘’mancanza di elementi costitutivi dell’ipotizzato delitto di truffa’’: Fini ‘’in autonomia ha deciso e disposto la vendita dell’appartamento, senza artifizi e raggiri e senza induzione di terzi in errore’’. Impostazione poi accolta dal gip, che il 14 marzo scorso ha archiviato l’inchiesta nei confronti di Fini e dell’ex tesoriere di An, Francesco Pontone: l’appartamento di Montecarlo – si legge nelle motivazioni – fu ‘’ceduto ad un prezzo inferiore a quello di mercato senza alcuna induzione in errore dei soggetti danneggiati’’. E il caso va archiviato perchè, ‘’per la natura stessa dell’ente, associazione non riconosciuta (partito politico) e per le prerogative di coloro che hanno agito, non si è verificata quella falsa rappresentazione della realtà necessaria per l’integrazione del reato’’.
La vicenda giudiziaria era scoppiata l’estate dell’anno scorso quando due militanti de La Destra, il movimento di Francesco Storace, dopo la pubblicazione di alcuni articoli, presentarono una denuncia per truffa aggravata, sostenendo che l’appartamento venne ‘’svenduto’’ da An alla Printemps. Come detto il fascicolo è stato infine archiviato, ma della vicenda si torna periodicamente a parlare. Come di recente, quando, nell’ambito dell’inchiesta di Napoli sulla presunta tentata estorsione da parte di Valter Lavitola a Silvio Berlusconi, è saltata fuori una lettera in cui l’ex direttore dell’Avanti ‘ricorda’ all’ex premier di aver da lui ricevuto 400/500.000 euro di rimborso spese, per i documenti relativi alla ‘’Casa di Montecarlo’’: carte che si sarebbe procurato direttamente a Santa Lucia, con l’asserita collaborazione del presidente di Panama Martinelli.

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