Terremoto dell’Aquila: sentenza choc Si dimettono gli scienziati della “Grandi Rischi”

L’AQUILA – E’ stata un’altra scossa di magnitudo fortissima, la sentenza del giudice Marco Billi che ha condannato i sette della commissione Grandi rischi 2009 a 6 anni di carcere. A saltare non sono stavolta case e palazzi, ma i vertici attuali dell’organismo.
– Non vedo le condizioni per lavorare serenamente – ha detto il presidente in carica della Grandi Rischi, il fisico Luciano Maiani. Con lui va via l’intero ufficio di presidenza, con Giuseppe Zamberletti e il vicepresidente, Mauro Rosi. E la Protezione civile avverte: ora si arriverà ‘’alla paralisi delle attività di previsione e prevenzione, poiché è facile immaginare l’impatto di questa vicenda su tutti coloro che sono chiamati ad assumersi delle responsabilità in questi settori considerati i pilastri di una moderna Protezione civile. Il rischio è che si regredisca a oltre vent’anni fa, quando la Protezione civile era solo soccorso e assistenza a emergenza avvenuta’’.
Il Dipartimento lancia quindi un appello alle Istituzioni del Paese affinché ‘’trovino il modo per restituire serenità ed efficienza all’intero sistema nello svolgimento delle proprie attività’’.

Sentenza choc per i giapponesi, ‘’giacobina’’, per Roberto Vinci, anche lui nella Grandi Rischi, direttore dell’Istituto per le tecnologie della costruzione del Cnr. Vinci va via per due motivi: per ‘’autodifesa’’, ‘’per un fraintendimento totale delle responsabilità’’, e perchè il tipo di accusa e di pena ‘’mi hanno fatto pensare ai tempi dei Giacobini’’.
Gli scienziati Usa della Union of Concerned Scientists, parlano di decisione ‘’assurda e pericolosa’’, e addirittura chiedono l’intervento Napolitano e rievocano persino la condanna di Galileo Galilei, ossia la scienza messa sotto processo. A leggere però il capo di imputazione scritto dal Pm Fabio Picuti si evince che ‘’il compito degli imputati non era certamente quello di prevedere (profetizzare) il terremoto e indicarne il mese, il giorno, l’ora e la magnitudo’’. Ma più realisticamente, quello di ‘’procedere, come dice la legge, alla ‘previsione e prevenzione del rischio’’’. ‘’Di tutto questo, però – prosegue l’accusa – non vi è traccia nel verbale della Commissione Grandi Rischi’’.
Ad alzare lo sciame delle polemiche sono intervenuti anche i rappresentati della politica a cui hanno subito risposto gli aquilani. Se a ricordare Giordano Bruno e Galilei ci ha pensato il presidente della Toscana Rossi, per tutti la frase più forte è quella di Gianfranco Fini:
– La sentenza va corretta – ha detto il presidente della Camera, perchè ‘’è impossibile prevedere la gravità di un sisma, e quando questo sisma possa accadere.
– Condannate i cattivi costruttori, non gli scienziati – ha replicato a sua volta Pier Ferdinando Casini.
Eppure nel capo di imputazione Picuti scrive che ‘’sarebbe stato sufficiente non definire il fenomeno in atto normale e non pericoloso; evitare la formulazione di prognosi fauste; sarebbe stata sufficiente una valutazione complessiva, secondo canoni di prudenza e nell’ottica dei doveri di previsione e prevenzione’’.
Gli aquilani, che nei mesi scorsi hanno ben letto il capo di imputazione, non ci stanno alle accuse della politica e hanno immediatamente contrattaccato. Loro stanno coi giudici perchè ‘’chi protesta non sa nulla e non conosce carte e documentazione’’, come ha detto Antonio Valentini, l’avvocato penalista che con un esposto ha dato il via all’inchiesta della Procura.
– A leggere le dichiarazioni del mondo politico, cioè processo alla scienza, c’è da credere che sia iniziata una grande operazione di mistificazione della sentenza – ha contrattaccato Anna Bonomi, portavoce di 3e32, la più importante associazione nata all’Aquila dopo il sisma.
– E’ stato piuttosto un processo a scienziati che di fronte al volere dei potenti dell’epoca hanno ‘staccato’ il cervello e obbedito agli ordini – ha insistito il giornalista de Il Centro Giustino Parisse, che a Onna perse due figli e il padre. Tra l’incudine e il martello delle polemiche restano gli scienziati condannati che già si organizzano per il processo d’appello previsto verso fine 2013. Entro 90 giorni verranno depositate le motivazioni di Billi.
– Aspetteremo le motivazioni e poi lavoreremo all’appello sperando in un risultato migliore – ha spiegato Marcello Melandri, che assiste Enzo Boschi.