Siria, Brahimi: “Damasco ha accettato la tregua per la Festa del Sacrificio”

IL CAIRO – Il governo siriano ha accettato la proposta di cessate il fuoco in occasione della Festa del Sacrificio che inizia domani. Lo ha annunciato l’inviato speciale di Lega Araba e Onu per la crisi in Siria, Lakhdar Brahimi, citato dall’emittente ‘al-Jazeera’. Anche se il ministero degli Esteri siriano ha precisato, alla stessa tv, che soltanto oggi sarà comunicata la decisione definitiva del governo.
Ci sono “poche possibilità” che si attui il cessate il fuoco, ha riferito Halit Hoca, rappresentante in Turchia del Consiglio nazionale siriano (Cns), il principale raggruppamento dell’opposizione al regime di Bashar al-Assad. All’agenzia turca Anadolu, Hoca ha detto che, “allo stato dei fatti”, una tregua è inattuabile, perché molte città sono sotto l’assedio delle forze di Assad e i miliziani Shabiha “agiscono liberamente”.
Intanto, l’Osservatorio siriano per i diritti umani denuncia il gravissimo bilancio delle vittime dall’inizio della rivolta in Siria nel marzo del 2001: oltre 35 mila i morti, in maggior parte civili (quest’ultimi per la precisione sono 24.964). Si contano, inoltre, 8.767 soldati e 1.276 disertori morti. Gli attivisti escludono poi dal conteggio le migliaia di persone scomparse. Si ritiene che alcune siano state arrestate e che altre siano state uccise.
E le violenze non si fermano. Le milizie di Assad, le cosiddette ‘shabiha’, hanno rapito ieri un sacerdote ortodosso nella località di Qatana, nei pressi di Damasco. Lo denunciano sulla loro pagina Facebook gli attivisti cristiani della Rivoluzione siriana-Coordinamento di al-Juljula, secondo cui il rapimento del prete ortodosso Fadi Jamil al-Haddad, che segue quello di un medico cristiano, ha l’obiettivo di “scatenare un conflitto tra cristiani e musulmani”. Il religioso, spiegano gli attivisti, è stato sequestrato dai miliziani ‘shabiha’ “assieme ai suoi compagni mentre si recava a pagare il riscatto per la liberazione del dottor Shadi al-Khouri”.
Dal canto suo, l’Unione dei cristiani liberi di Aleppo ha pubblicato sulla sua pagina sul noto social network un comunicato in cui denuncia i “tentativi” del regime “sin dall’inizio della rivoluzione” di “attribuire la rivolta a salafiti e terroristi” allo scopo di “suscitare la paura in alcune componenti del popolo siriano” e questo “giocando sulle naturali differenze tra queste componenti, in particolare i cristiani, per isolarli dalla rivoluzione”.
Secondo quanto riferito dal capo di stato maggiore delle forze armate russe Nikolai Makarov i ribelli siriani hanno in dotazione armi americane, compresi stinger e lancia-missili. E la provenienza di questi missili terra-aria deve essere ‘’chiarita’’, ha detto Makarov incontrando i giornalisti in Russia.

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