Spending review: Famiglie, scure su viaggi e ristoranti

ROMA – Scure su viaggi, ristoranti, vestiti, caccia alle offerte speciali ma anche auto e moto che restano di più in garage per risparmiare la benzina. E’ la spending review delle famiglie italiane la cui rinuncia al superfluo è diventata un must: oltre il 94% ha rivisto il budget ed eliminato sprechi, dice l’Osservatorio Censis-Confcommercio. L’83% cerca cibi meno costosi, più del 65% riduce gli spostamenti in auto o moto. La famiglia italiana diventa formichina ma solo il 17% riesce a mettere da parte risparmi.
Un clima di sfiducia pesa sui consumi che languono sempre più e la retroattività dei tagli agli sgravi fiscali nella legge di Stabilità non fa che aggravare il clima, dice la Confcommercio. Negli ultimi sei mesi il 42,1% ha rinunciato a un viaggio, il 40% a vestiti e calzature, il 38,7% a pranzi o cene fuori casa, ma in molti tagliano anche su tempo libero, Tv ed elettronica.
Secondo la ricerca, “esplicito è il senso di insofferenza nei confronti di tutto ciò che rientra nella sfera che riguarda la classe politica e le misure approntate nell’ultimo anno dal Governo’’: per il 69% degli intervistati sono intollerabili gli sprechi della politica a cui si aggiunge quasi il 48% di chi considera inaccettabile il livello raggiunto in termini di malaffare nella gestione dei beni pubblici.
Il 22% considera ormai eccessivo il livello raggiunto dalla pressione fiscale. Per la metà degli intervistati l’Italia resta un Paese disorientato, e con una classe dirigente mediocre. Eppure al di là di problemi che schiacciano gran parte delle famiglie, emerge un diffuso atteggiamento adattativo. Se l’Imu (e gran parte delle tasse) viene considerata dal 65% degli intervistati iniqua o dannosa e se la deriva futura è, secondo molti, di ulteriore inasprimento della crisi, le famiglie non protestano, ma adattano i propri stili di vita alla congiuntura di crisi, tagliano e rimodellano i propri budget di spesa, procedendo in un tunnel il cui termine sembra ancora lontano. Ma c’è un 29% che resiste a tutto, dichiara di non voler rinunciare a nulla, rimodulando le priorità di spesa.

– Un’indagine che conferma tutta la drammaticità dell’attuale situazione – commenta il presidente Confcommercio Carlo Sangalli – il ciclo depressivo di consumi non sembra invertire la rotta. Ma L’indagine ci dà anche l’altra faccia della crisi, ovvero la tenacia di un terzo delle famiglie che nonostante tutto, non sono in depressione e mostrano ancora buona propensione al consumo.
Un capitale di fiducia che non va disperso.