Tre quarti degli adolescenti “on-line” beffa i genitori

ROMA – Non solo nativi digitali, cioè cresciuti con le tecnologie, ma anche ‘disconnessi digitali’ dalla famiglia, cioè abili ad oscurare la propria attività online ai genitori. Si moltiplicano i monitoraggi sulla vita segreta dei teenager sul web e su tutti i pericoli che ne potrebbero derivare. Con il modello più autorevole, quello di papà Obama, che ha vietato Facebook alle figlie di 10 e 13 anni.
Questa volta, a puntare l’attenzione, è una ricerca commissionata da McAfee che evidenzia come i tre quarti dei ragazzi europei tiene all’oscuro i genitori delle loro attivita’ online e di quali trucchetti usa per nascondere i propri comportamenti. L’indagine – condotta da Atomik Research in Regno Unito, Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi e Italia su 200 genitori di adolescenti e 200 teenager di età compresa tra i 13 e i 17 anni in ogni nazione – ha svelato un ‘gap’ tra quello che pensano di sapere i genitori (il 31,8% di quelli europei e il 44% di quelli italiani è convinto che il proprio figlio adolescente dica tutto ciò che fa su Internet) e quello che fanno i ragazzi (il 75,5% di quelli europei e il 69% di quelli italiani è sicuro di sapere come nascondere ai genitori quello che fa online).
Ed ecco i trucchi che i teenager confessano di adottare per beffare i genitori sul proprio comportamento online: il 47,5% minimizza la finestra del browser quando un genitore entra nella stanza (in Italia lo fa il 54%); il 38,8% cancella la cronologia del proprio browser; il 28,7% ammette di visualizzare contenuti fuori da casa; il 28% nasconde o elimina contenuti video non appropriati; il 17,7% dei ragazzi ha creato un indirizzo di posta elettronica privato sconosciuto ai propri genitori (che serve non solo a mandare mail ma anche a partecipare a chat, forum o iscriversi ai social media). Inoltre, il 41,7% dei ragazzi ‘disconessi digitalmente’ ammette che i propri genitori disapproverebbero i siti che visita; mentre il 43,6% (il 47,5% in Italia) ha visto almeno un video con contenuti che i genitori non approverebbero; il 34,1% (in Italia il 47,5%) ha ammesso di aver acquistato musica pirata online mentre un 6% ha ammesso di aver comprato alcolici o farmaci su Internet. Infine, il 26,5% ha inviato o pubblicato su Internet una propria foto osè; il 25,6% ha ammesso di cercare online le soluzioni delle verifiche scolastiche; il 23,5% ricerca intenzionalmente online immagini di nudo o esplicitamente pornografiche e il 15% dei ragazzi ha dichiarato di essersi effettivamente incontrato di persona con qualcuno che aveva conosciuto online.
Riguardo il ruolo di controllo dei genitori, la ricerca mette in evidenza come solo il 22,6% ha affermato di aver avuto una conversazione con i propri figli sulla sicurezza online. Tra quelli che monitorano i propri ragazzi, il 24% circa ha impostato le funzionalità di ‘parental control’ sul loro dispositivo mobile ma solo il 18,4% conosce la password dei telefonini e solo il 10,7% si è fatto dire dal proprio figlio la password d’accesso a e-mail e social network. Ma i dati non devono ‘’creare allarmismi, nè mettere divieti’’, secondo il prof. Pietro Lucisano dell’Università di Roma.
– E’ normale che gli adolescenti cerchino spazi privati: un tempo non si diceva ai genitori di essere andati in motocicletta con un amico, oppure ad una manifestazione e non era facile per i genitori conoscere cosa i figli effettivamente avessero fatto – osserva l’esperto aggiungendo come i sistemi di oggi, a partire dai telefonini, ‘’immettono una quantità di controlli inimmaginabili’’ anni fa.

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