L. Elettorale, lontana l’intesa Pd-Pdl Calderoli tenta la mediazione

ROMA – Dopo mesi di stop and go, rinvii, rilanci e trattative sulla legge elettorale arriva finalmente una data certa: mercoledi’ 28 ottobre il testo sarà in Aula al Senato.
– La prossima settimana – annuncia il presidente Renato Schifani – la riforma elettorale sarà votata dall’Aula del Senato, mi auguro con larghissimi numeri di convergenza. La speranza è l’ultima a morire.
Resta, infatti, molto difficile che, entro quella data i due maggiori partiti della ‘strana maggioranza’, Pdl e Pd arrivino a un’intesa sul provvedimento. Ed è dunque probabile che ad approdare in Aula sia un testo votato dall’asse della ‘vecchia maggioranza’ Pdl, Lega, Udc con l’appoggio di Mpa e Coesione Nazionale. Un’ipotesi che, qualora si verificasse, rappresenterebbe per il Pd un ‘’colpo di mano inaccettabile’’. E che, tra l’altro, non metterebbe in sicurezza il testo dalle insidie dell’Aula, soprattutto di quella della Camera.
Tutto questo al netto dell’ennesimo tentativo di mediazione del senatore leghista Roberto Calderoli pronto a mettere sul piatto una nuova formulazione del suo ‘lodo’, il cosiddetto ‘ascensore’: il premio progressivo a chi arriva primo alle elezioni ma non supera la soglia necessaria a vincere il premio di maggioranza. La nuova proposta dovrebbe essere formalizzata in commissione oggi ma, allo stato, non sembra in grado di determinare la svolta che porti all’intesa.
Il nuovo rinvio tra l’altro, spiega qualcuno, è anche funzionale a ‘scavallare’ le primarie del centrosinistra di domenica, prima delle quali è difficile che, anche qualora ci fosse da parte dei democrats una disponibilità che al momento sembra lontana non potrebbe comunque essere formalizzata in questi giorni.
Calderoli immagina un premio del 25% dei seggi conquistati alla prima lista o coalizione di liste qualora si attesti tra il 35 e il 45%. Per il Pd quel 25 deve diventare almeno un 30 ma Calderoli fa già sapere che è una cifra troppo alta. Per questo anche a sentire il presidente della commissione, Carlo Vizzini, sembra difficile che si arrivi a una sintesi.
– C’è ancora un ragionamento aperto – sottolinea – per arrivare a una maggioranza ampia anche se per quello che credo io c’è una disponibilità a discutere sull’idea in sè ma sui numeri c’è una rigidità che non so se sia possibile superare.
Il Pd, tra l’altro, dopo una riunione al partito puntualizza, con la presidente dei senatori Anna Finocchiaro, che ‘’per noi la frontiera è il lodo D’Alimonte’’. Dall’altro lato il Pdl è indisponibile a un accordo col Pd che non comprenda l’intero testo.
– Il Pd – dice Gaetano Quagliariello – ci deve dire che vota l’intera legge, sennò siamo come in un suk.
Il Pdl, tra l’altro, se la prende con l’indisponibilità del Pd ad accettare compromessi.
– Da mesi – attacca la portavoce vicaria del Pdl Anna Maria Bernini – cercano pretesti per far saltare il tavolo e conservare l’attuale legge.

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