La crisi rafforza i rapporti Obama-Morsi

NEW YORK – Il Medio Oriente è sempre nell’occhio del ciclone. Tutti i riflettori sono puntati su una regione altamente esplosiva. Dalla crisi a Gaza emerge una ‘’improbabile alleanza’’ tra il presidente americano Barack Obama e quello egiziano Mohammed Morsi. Che hanno così in emergenza ‘’forgiato il loro rapporto’’. Negli ultimi giorni, si sono parlati sei volte al telefono. Tre volte in poche ore. Una quantità di tempo certamente ‘’insolita’’ dedicata da un presidente americano a contatti diretti con un altro leader, nota il New York Times, secondo cui il cessate il fuoco mediato tra Israele e Hamas mostra una ‘’nuova improbabile partnership geopolitica’’ tra Stati Uniti e Egitto.
Numerosi quotidiani americani, dopotutto, riconoscono, e sottolineano, il ruolo mediatore svolto da Morsi nel far tacere le armi a Gaza. E’ il caso del Washington Post, che nota come il primo presidente democraticamente eletto in Egitto – dopo 30 di potere di Hosni Mubarak – anche grazie alla sua vicinanza ai Fratelli Musulmani può parlare a nome degli egiziani come mai nessun altro. E il ruolo che ha svolto nella crisi di Gaza potrebbe aver gettato le basi per fare del Cairo un nuovo mediatore di fiducia per futuri negoziati di pace. Anche perchè, come scrivono gli analisti di altri quotidiani, Morsi è in condizione di parlare oltre che con Israele anche con Hamas, che gli Usa considerano come una organizzazione terroristica e pertanto non hanno con essa alcun rapporto.
Il NYT va pero’ oltre. Sottolinea come dietro le scene nei ripetuti contatti telefonici, Obama e Morsi pare abbiano stabilito un rapporto di fiducia. E riferisce che il presidente americano ha confidato a suoi stretti collaboratori di essere rimasto impressionato dal pragmatismo del suo collega egiziano. Di aver apprezzato la sua precisione. E la sua serietà nel mantenere quanto promette e di non promettere ciò che non può mantenere.
‘’La cosa che il presidente ha apprezzato è stato che i colloqui erano davvero concreti’’, ha confidato al giornale un alto esponente dell’amministrazione, secondo cui Morsi ha mostrato di essere un uomo ‘’concentrato nella soluzione di problemi’’. Anche al Cairo le impressioni sono state positive. Gli americani, ha detto Essam el Haddad, consigliere del presidente egiziano per la politica estera, hanno espresso ‘’il punto di vista di Israele, ma anche comprensione per l’altra parte, la parte palestinese’’ e ‘’abbiamo sentito un alto grado di sincerità nella ricerca di una soluzione. La sincerità e la comprensione sono state molto utili’’.
Certo, c’e’ anche chi ha invitato alla cautela nel guardare troppo avanti, ricordando che nei mesi scorsi Washington ha apertamente protestato per la scarsa protezione delle ambasciate Usa e israeliana al Cairo, o che lo stesso Morsi, rispondendo a settembre ad una domanda se Usa e Egitto siano alleati, ha affermato ‘’dipende dalla definizione di alleati’’, ‘’siamo veri amici’’.
Alcuni giorni fa Obama aveva affermato diplomaticamente di considerare l’Egitto ‘’né alleato, né nemico’’. Tuttavia, un funzionario citato dal Times avrebbe affermato che ‘’il modo in cui siamo stati in grado di lavorare con Morsi indica che potrebbe essere un partner su una serie più ampia di questioni per il futuro’’. Il Times, alcune ore dopo, ha pubblicato un articolo in cui riferisce che il presidente egiziano ha stabilito emendamenti costituzionali che gli garantiscono ben più ampi poteri e che le sue decisioni sono inappellabili fino a quando non sarà stata adottata una nuova Costituzione.

L.C.

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