Il ‘Sistema’ a lezione di barocco dai ‘Solisti veneti’, poi il concerto

Pubblicato il 22 novembre 2012 da redazione

CARACAS – Una master class mattutina con i ragazzi e le ragazze della Fundación Musical Simón Bolívar e un concerto gratuito di musica barocca nel pomeriggio, nella sala Simón Bolívar del ‘Centro de Acción Social por la Música’ di Caracas. Questo il programma di domani dell’orchestra da camera italiana “I solisti veneti”, in Venezuela grazie all’impegno dell’Ambasciata italiana e dell’Istituto italiano di Cultura, la collaborazione di Fesnojiv e il patrocinio del Ministero della Cultura e delle imprese Trevi e Vinccler.
La storica orchestra fondata e diretta dal Maestro Claudio Scimone si esibirà in un concerto di due ore dal titolo “Virtuosismo e melodia della musica italiana”. Risuoneranno brani dei compositori Tomaso Albinone, Antonio Vivaldi, Niccolo Paganini, Giovani Botessini, Gioachino Rossini e Jean Batiste Arbán.
L’inizio del concerto è fissato per le ore 17. L’ingresso è libero. I biglietti d’entrata possono essere ritirati allo sportello lo stesso giorno della funzione fino ad un’ora prima del concerto. Non è possibile riservare i biglietti, che saranno consegnati fino all’esaurimento dei posti disponibili. Il ‘Centro Nacional de Acción Social por la Música’ si trova lungo il Boulevard Amador Bendayán, Quebrada Honda (davanti alla ‘Casa del Artista’), Caracas.

Vivaldi, primo promotore del ‘Sistema’
Al centro della lezione magistrale dettata agli alunni del ‘Sistema’ di orchestre infantili e giovanili venezuelane, ci sarà la musica di Antonio Vivaldi, esponente di spicco del tardo barocco veneziano.
Il Maestro Scimone, in una videoconferenza per la stampa, ha spiegato che l’obiettivo è quello di far capire ai giovani musicisti come il grande compositore sia molto legato al mondo dell’opera e la sua sia una musica vivace, ricca di contrasti ed effetti, e sia quindi necessario “suonare non lo scheletro di Vivaldi ma il suo essere vivo”.
– La musica di Vivaldi deve stupire con la vivacità dei colori veneziani di Tiepolo e Tintoretto ma avere la architettura solida di Palladio – ha dichiarato il Maestro -. L’importante è comunicare lo spirito veneziano che consiste nel saper trasmettere in modo semplice contenuti profondi di grande valore.
Vivaldi, ha spiegato ancora Scimone, è anche il primo ad aver creato una struttura simile al ‘Sistema’ del Maestro Abreu (modello didattico-musicale che vede nella musica come pratica collettiva una possibilità di riscatto sociale per l’individuo e la comunità). Nel ‘Pio Ospedale della Pietà’ dove Vivaldi lavorava, infatti, le orfanelle veneziane e le bambine provenienti da famiglie molto povere ricevevano un’educazione musicale tale da essere considerate tra i musicisti più virtuosi dell’epoca, ammirate da Mozart e Jean-Jacques Rousseau. Per queste bambine e adolescenti, che mescolavano abilmente rigorosità tecnica e vivace freschezza, Vivaldi scrisse numerose composizioni strumentali.
Scimone si è detto convinto che, nel giro di un decennio, anche nella Penisola si applicherà il modello educativo-musicale di stampo venezuelano. Rispondendo ad una domanda della ‘Voce’ e definendosi un guerriero in prima linea nella lotta per la diffusione del modello Abreu in Italia, ha poi dichiarato:
– Nessuna attività educativa è più importante della musica, il Venezuela lo ha dismostrato, e oggi nel nostro Paese ci sono alcuni gruppi ben organizzati che si rifanno al ‘Sistema’ venezuelano. La difficoltà è portare la musica nelle scuole, perché questo significa dover modificare l’attuale sistema legislativo italiano, molto rigido, e cambiare l’utilizzo del tempo libero dei nostri bambini, sempre più scarso.
La lezione ai ragazzi del ‘Sistema’ consistirà in due ore di preparazione e mezz’ora di esecuzione.

Note antiche per un pubblico moderno
Obiettivo del concerto “Virtuosismo e melodia della musica italiana” è trasmettere l’essenza dello spirito veneziano, quel perfetto mix di bravura tecnica ed espressione che ha trovato nell’epoca barocca uno dei suoi momenti più eccelsi.
– Quello della controriforma è stato un periodo drammatico e censore, i musicisti barocchi cercavano quindi la libertà nella musica strumentale, nella composizione e nella prassi esecutiva. Erano famosi per creare entusiamo nel pubblico – spiega il Maestro Scimone -, se un’interpretazione di musica barocca è noiosa, significa che non è autentica.
E ancora:
– A fine concerto l’ascoltatore deve sentirsi simpatico a se stesso e agli altri, deve sentirsi bene, trascinato in un mondo lontano dalle preoccupazioni quotidiane grazie ad un soffio di vita che paradossalmente ci arriva dal passato, in un mondo di leggerezza ma non di superficialità.
La carica comunicativa della musica barocca non si è esaurita nel tempo. Se il ‘Sistema’ Abreu ha saputo portare la musica classica nell’America latina dell’era moderna, le note barocche in particolare possono efficacemente riscuotere successo ai nostri giorni proprio grazie alla loro capacità di adattarsi ai tempi e di avvicinarsi al grande pubblico.
– La musica barocca è stata scritta per essere improvvisata e personalizzata, questa è la grande qualità storica del suo messaggio – spiega Scimone -. Ci insegna a studiare il passato ed a suonare per il presente.
Qual è, invece, la grande lezione della scuola veneta?
– La grande lezione è la qualità del suono – afferma il Maestro Scimone -. Il Veneto è tanto appassionato di colori che li vuole anche nei suoi strumenti, soprattutto negli archi, affinché questi non producano un suono morto, opaco. L’obiettivo – spiega – è poter produrre mille suoni diversi con un solo strumento. Per questo i grandi musicisti barocchi si contorcevano nel suonare e cercavano di modificare la forma dei loro strumenti: lottavano per avere dallo strumento qualcosa che lo strumento sembrava non poter dar loro. Perché un violino, in sé, può essere uno strumento ma anche un limite.

“I Solisti veneti”
I Solisti Veneti, diretti da Claudio Scimone, sono l’orchestra da camera più popolare in Italia e all’estero. In più di cinquant’anni di attività hanno esportato la musica veneziana e veneta in tutto il mondo con 5000 concerti in più di 80 Paesi e nei principali festival internazionali, a cui si aggiunge una vastissima produzione discografica di oltre 350 titoli per le più importanti case a distribuzione mondiale. È la quinta volta che si esibiscono in Venezuela, l’ultima volta era stata con i musicisti dell’orchestra Simon Bolivar cinque anni fa nel Teatro Teresa Carreño di Caracas.
Da sempre il nome de “I Solisti Veneti” è legato a quello di Claudio Scimone, fondatore dell’orchestra nel 1959. Nel corso della loro carriera, “I Solisti Veneti” hanno suonato nei più importanti templi della musica, dal teatro La Fenice di Venezia a quello di New York, e con i più noti nomi della musica classica, da Salvatore Accardo a Uto Ughi, da Itzhak Perlman a Sergei Nakariakov, e della lirica, come Cecilia Gasdia, e inoltre con artisti del teatro e della musica leggera, da Massimo Ranieri a Ottavia Piccolo, da Lucio Dalla a Giovanni Allevi.
“I Solisti Veneti” hanno celebrato la loro 50a stagione concertistica ricevendo l’illustre premio “Una vita nella musica 2008”, considerato dalla critica internazionale come il Nobel della musica e assegnato per la prima volta nel 1979 al leggendario Arthur Rubinstein.
Prove della connessione tra “I solisti veneti” e la musica contemporanea sono le più di 50 composizioni dedicate all’orchestra e le collaborazioni di quest’ultima con artisti quali Lucio Dalla e Giovanni Allevi.

Monica Vistali

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