Bersani-Renzi, parte la sfida fino all’ultimo voto

Pubblicato il 26 novembre 2012 da redazione

ROMA – 290 mila 200 voti. Alla fine, dopo una giornata di accuse incrociate tra i sostenitori, è questa la reale distanza la distanza che divide Pier Luigi Bersani da Matteo Renzi. 290.200 voti che rappresentano 9,4 punti percentuali. Un gap che, in appena una settimana, il sindaco di Firenze punta a colmare, convinto com’é che la sfida sia ancora aperta. Il leader Pd, dal canto suo, guarda all’appoggio degli elettori di Nichi Vendola che, però, temporeggia e prende il suo tempo prima di sciogliere la riserva sul suo sostegno.
La battaglia, com’era nelle previsioni, si annuncia dura. Il pressing dei renziani per riaprire a chiunque le iscrizioni fa capire che i duellanti non lasceranno nulla di intentato per diventare il candidato premier del centrosinistra. Sarà una sfida di piazze ma anche di confronti televisivi, diretti e indiretti. La settimana che porta al ballottaggio di domenica prossima sicuramente riserverà sorprese.
Il primo assaggio è stato il faccia a faccia a distanza nel salotto di Fabio Fazio, quasi un allenamento in vista della vera sfida tv mercoledì sera, questa volta non su sky, ma su Rai 1. I tempi, assai stretti, non permetteranno di riattraversare in camper, in auto o in aereo, tutte le regioni. Non resta, quindi, che privilegiare alcune platee su altre. Sia Bersani sia Renzi si concentreranno in alcuni luoghi dove i risultati sono stati sotto le aspettative: il sindaco andrà probabilmente al sud mentre Bersani non esclude iniziative in Toscana dove il sindaco è arrivato primo.
– Renzi – ha ammesso il governatore bersiano Enrico Rossi – ha incarnato sicuramente meglio il messaggio di cambiamento e quindi dobbiamo riflettere.
Entrambi gli sfidanti, all’indomani de confronto, soddisfatti per i risultati. Risultati che i renziani contestano perchè, affermano, i dati in loro possesso danno “Renzi a meno 5 punti da Bersani’’. Anche il sindaco, pur non mettendo in discussione i risultati, chiede che ‘’vengano messi on line i verbali di tutti i seggi per una certezza granitica’’. Ma i risultati ufficiali sembrano dare ragione alle percentuali note già ieri sera, ovvero di un distacco di 9 punti.
– Siamo convinti di potercela fare – sprona il sindaco che sul cambiamento fonda tutto il rush finale della sua campagna. E sfida gli elettori:
– Chi si accontenta di come sono andate le cose voti Bersani, chi vuole il cambiamento voti me.
Renzi non fa mistero di volere i voti del segretario ma, come dichiara apertamente, ancor più gli fanno gola “i voti dei delusi del centrodestra’’. E anche in questa chiave, per allargare il bacino dell’elettorato, i renziani insistono perchè possano votare tutti coloro che dichiarino di essere stati impossibilitati a farlo per il primo turno e che la registrazione resti aperta fino a domenica. Una richiesta che, anche se alcuni ritengono legittima, trova orecchie poco attente tra i garanti.
– Gli uffici provinciali valuteranno le richieste – chiarisce Luigi Berlinguer ma la battaglia sull’interpretazione delle regole è ancora in corso.
Bersani, che ha vinto in 17 regioni su 20, punta a consolidare il risultato e, impresa non da poco, riportare gli elettori alle urne anche per bissare la prova di forza del centrosinistra. Tra i votanti da rimotivare, come è facile immaginare, ci sono i sostenitori di Nichi Vendola. Questi ha un ‘tesoretto’ in Puglia e buoni risultati anche nel Lazio.
– Il nostro sostegno a Renzi – commenta Vendola – è escluso ma il nostro appoggio a Bersani dipenderà se rispetta gli impegni.
E’ questa la condizione posta dal leader di Sel che vuole sentire ‘’profumo di sinistra’’. Garanzie programmatiche che il leader Pd non teme di non riuscire a dare perchè su molti temi con Vendola ‘’c’é condivisione’’. Ma questo non vuol dire, avverte Bersani, che con il governatore pugliese ‘’si aprono tavoli o stiamo facendo bilancini o Cencelli’’.

A.T.

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