Stato palestinese, Francia e Gb d’accordo, domani il sì all’Onu

PARIGI – Ad un giorno dalla richiesta da parte dell’Anp all’Assemblea generale dell’Onu sul riconoscimento della Palestina come Stato osservatore non membro, proseguono senza sosta le dichiarazioni di sostegno e contrarietà. Significativa l’apertura del ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, che ha informato che Parigi voterà “sì al riconoscimento per una questione di coerenza”. i palestinesi preferirebbero un voto compatto della Ue per bilanciare la posizione degli Stati Uniti.
Anche la Gran Bretagna si è dimostrata stranamente accondiscendente con la risoluzione Onu sul riconoscimento dell’Anp come Stato osservatore. Due le condizioni poste da Londra: l’Anp deve impegnarsi a riprendere subito i negoziati di pace con Israele e a non chiedere processi dello stato ebraico per crimini di guerra. La svolta britannica fa seguito a colloqui di lunedì del ministro degli esteri William Hague con il capo dell’Anp Abu Mazen e il collega francese Laurent Fabius. Abu Mazen ha chiesto a Londra di appoggiare la sua richiesta all’Onu invocando la speciale responsabilità della Gran Bretagna come ex potenza coloniale nei confronti della Palestina. Finora il Foreign Office aveva sempre opposto resistenza alla risoluzione citando le obiezioni di Stati Uniti e Israele e il timore di danni a lungo termine nelle prospettive di negoziato. Un sì all’Onu di Londra è condizionato a modifiche nella richiesta dell’Anp che domani verrà messa ai voti dell’Assemblea e che dovrebbe essere approvata a maggioranza dagli stati membri, oltre 130 dei quali hanno riconosciuto lo stato palestinese. Il Foreign Office chiede in particolare che l’Autorità Palestinese si astenga dal chiedere di entrare alla Corte Penale Internazionale e alla Corte Internazionale di Giustizia, istituzioni che potrebbero essere usate per mettere Israele sul banco degli imputati per crimini di guerra. Londra chiede inoltre a Abu Mazen di riprendere negoziati “senza precondizioni” con lo stato ebraico. Un’altra condizione è che la risoluzione dell’Assemblea Generale non richieda al Consiglio di Sicurezza di seguirne le mosse.

Minacce Usa
Stati Uniti e Israele hanno prospettato pesanti rappresaglie in caso di approvazione della risoluzione e la posizione della Gran Bretagna è tesa a ridurre il rischio di queste minacce. Ieri, attraverso la portavoce del dipartimento di Stato, Victoria Nuland, Washington ha ribadito la propria posizione. “Non pensiamo che questo passo porterà il popolo palestinese più vicino a uno Stato”, ha detto Nuland, aggiungendo: “Crediamo sia un errore e ci opponiamo”. Gli Usa, ha aggiunto la portavoce, stanno esponendo la propria posizione ad altri Paesi che dovranno votare la richiesta, e sostengono che i palestinesi dovrebbero prima negoziare con Tel Aviv.

Italia, “basta esitazioni”
Da Roma si è alzata ieri la voce del responsabile Esteri del Partito Democratico, Lapo Pistelli. “La scelta di Parigi a favore dell’ammissione della Palestina come ‘Paese osservatore’ alle Nazioni unite faccia abbandonare anche al governo italiano le esitazioni di questi giorni”, ha dichiarato il rappresentante del Pd, che poi ha aggiunto: “Auspichiamo che l’Europa intera si trovi unita su un voto favorevole”.

S.D.F.

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